La prima ipotesi è assurda, la seconda molto probabile.
C’è chi parla di 50.000 individui giovani, quasi tutti dai 16 ai 25 anni che hanno preso d'assalto la frontiera a Ceuta, la frontiera più sorvegliata della Comunità Europea, quella più sicura; un muro a doppia recinzione che racchiude una piccola città con circa 80.000 abitanti in 14 chilometri quadrati. I media ci raccontano un po’ di favole che proveremo ad analizzare in questo contributo, ma nessuno si pone alcune domande perché tali domande sono estremamente scomode. C'è una situazione geopolitica complessa che nessuno descrive. Ci sono delle questioni, dei temi che nessuno vuole toccare, tipo dov'erano nascoste 50.000 persone, dove guardava la polizia? Cosa riprendevano i droni? Com'è possibile che 50.000 persone arrivino tutte insieme repentinamente ad una frontiera e che la aprano, che entrino tutte insieme in poche ore, in pochi minuti. E poi perché il 30 aprile di quest’anno la commissione per gli stanziamenti della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti fa una dichiarazione estremamente ambigua? Dice che Ceuta e Melilla sono territori amministrati della Spagna, ma in suolo marocchino, cioè che di fatto la Spagna calpesta il diritto internazionale, che di fatto calpesta la politica, la geopolitica, la storia della Spagna e della Comunità Europea. Chi sono i responsabili, chi sono i controllati e chi sono i controllori? La favola che ci raccontano i media tradizionali è sempre la solita e, già questo dovrebbe far sorgere qualche dubbio. È quella del divide et impera, quella volta a creare due tifoserie in guerra tra loro, come se ci si trovasse allo stadio, due tipi di cittadini che entrambi fanno il gioco di chi si vuole tirarsi fuori, di chi non si vuole assumere nessuna responsabilità, di chi invece la responsabilità ce l'ha per quello che è avvenuto proprio in questi giorni. Da un lato abbiamo i buonisti, i radical chic, quelli che ci raccontano di una gioventù marocchina senza lavoro, senza prospettive, senza soldi, che in massa prova a forzare la frontiera per raggiungere il sogno europeo. Lo vediamo in articoli dei nostri giornaloni che hanno qualcosa di incredibile, di assurdo, di tragicomico che raccontano di campioni dello sport che provavano a valicare, che sono morti provandoci, dopo 70-80 metri di nuoto. Dall'altra però abbiamo giornali molto meno importanti che parlano di un'invasione, di un attacco alle frontiere europee, di un'orda di barbari, violentatori seriali e ladri che si uniranno a tutti quelli che sono usciti dalle galere; pronti a entrare in territorio spagnolo e poi europeo. Entrambi gli schieramenti, sono perfetti. Perfetti per difendere i colpevoli; perfetti perché entrambi hanno uno sfondo di verità, entrambi raccontano di problemi reali, entrambi raccontano anche storie reali. Il problema è che sono enfatizzate, sono spettacolarizzate per creare delle fazioni. Queste fazioni fanno il gioco dei media, fanno il gioco dei responsabili che sono i politici, e chi li controlla. I media sono lì per distoglierci dal problema, servono per cercare un colpevole, per creare un colpevole, per creare una sorta di spaventapasseri che con il terrore ci tenga lontano dalla realtà. I media difendono i loro padroni e i loro interessi; la colpa è dei migranti, non di chi gli vende un fantomatico futuro totalmente irrealizzabile, non di chi gli vende un sogno destinato a diventare spesso un incubo. Ma partiamo dalla vera questione, da quello che dovrebbe essere il punto centrale: chi controlla le frontiere, perché è avvenuta una cosa del genere? È stato un caso? No! Il problema è che la Comunità Europea ha abdicato, anzi ha fatto di peggio, ha esternalizzato, ha affidato a terzi il controllo delle proprie frontiere, paga stati tra i peggiori del mondo, come quello marocchino, come quello turco, come quello libico, e altri per controllare i flussi migratori e per "difendere" i confini europei. Lo Stato che incassa più soldi dalla Comunità Europea per controllare i flussi, guarda caso, è il Marocco. Il Marocco deve perciò dimostrare di essere in grado di farlo. Come fa a dimostrare di essere capace di controllare i flussi migratori? Beh, è ovvio, aprendo e chiudendo l'interruttore quando vuole, per impaurire, per terrorizzare, per far vedere che sì, se vuole apre, sennò chiude; trattasi, detto prosaicamente, di un ricatto. Il Marocco negli ultimi 10 anni ha investito moltissimo in armamenti, in droni, in controllo satellitare, in tecnologia. Il suo primo fornitore è, manco a dirlo, Israele. Ed è grazie anche alla tecnologia israeliana denominata Pegasus, che il telefono del primo ministro spagnolo Pedro Sànchez è stato intercettato e infettato appunto con il software Pegasus nel biennio 2020-21 ed anche in seguito. L'intrusione ha portato alla "acquisizione" di circa 3 GB di dati. Lo scandalo, emerso nel maggio del 2022, ha coinvolto anche i dispositivi di altri membri di spicco del governo, tra i quali il ministro della difesa Margarita Robles, ma anche di altri capi di stato europei, come ad esempio il presidente francese. L'alta corte spagnola ha d'altronde affermato di aver accertato che il telefono del premier è stato violato per ben 5 volte. L'indagine giudiziaria è dunque diventata un caso di spionaggio internazionale che viene archiviato nel 2024 e poi riaperto perché nel frattempo emerge che c'è una altrettanto importante indagine del governo francese che riguarda il presidente Macron. Successivamente, nel gennaio 2026, il Tribunale spagnolo ha archiviato nuovamente e definitivamente il procedimento penale a causa della mancata collaborazione delle autorità israeliane e della NSO Group, che è l'azienda produttrice del software spia Pegasus; c'è da chiedersi che cavolo i giudici si aspettassero. Su chi sia il mandante o i mandanti ovviamente si possono fare solo ipotesi. Infatti, sebbene non ci siano state attribuzioni formali, l'attacco è avvenuto in un periodo di forti tensioni diplomatiche e l'infrastruttura utilizzata è stata in parte attribuita dal dibattito pubblico a entità legate al Marocco e ai suoi servizi segreti legate anche a filo diretto con i servizi segreti degli Stati Uniti e di Israele. Ora, è opportuno ricordare che la Comunità Europea paga qualche centinaio di milioni di euro all'anno al Marocco per controllare Ceuta e Melilla e le loro frontiere, ma il Marocco, guarda un po’, non ha notato che c'erano 50.000 giovanotti che venivano da tutta l'Africa. Si esatto: non dal Marocco ma da tutta l'Africa, infatti è quantomai opportuno smontare la storiella della classe sociale marocchina che non ha lavoro, che è disoccupata, e viene in Europa a inseguire un sogno perché è una storia falsa. I 50.000 giovani che si sono materializzati in poche ore alla frontiera di Ceuta, vengono in gran parte dall'Africa subsahariana, dove c'è veramente la fame, dove veramente si può morire per le infinite guerre tribali. Ora questa massa di ragazzi senza donne e bambini si sono accumulati proprio lì? Sono apparsi all'improvviso? Sono cose che capitano come un qualsiasi fenomeno naturale? E già come potevano prevederlo? Con droni, satelliti, immagini in tempo reale che possono cogliere noi in auto se sorseggiamo una birretta o rispondiamo al cellulare non è stato possibile vedere 50.000 uomini diretti verso quella frontiera? Nessuno se lo chiede, i media non lo sanno. Diventa tutto un batti e ribatti tra chi è pro immigrazione e chi è contro: il problema è l'immigrazione? No è il clima, è il riscaldamento globale e così via. A questo punto ci sembra opportuno smontare il mito, che riguarda soprattutto noi italiani, del Marocco come terzo mondo fatto di disoccupati, di poveri, di gente che vive borderline e che, comprensibilmente, vede nell'Europa il sogno di una vita migliore. Il Marocco ha una rete autostradale che percorre da nord a sud la costa atlantica dove possiamo trovare città con auto nuove, ville, supermercati di proprietà di marocchini come in qualsiasi città europea. Dunque il vero punto non è che il Marocco è povero; il Marocco è ricco. Forse la cosa che sta diventando un problema in quello Stato come d'altronde in Europa e in tutto l'occidente è la differenza tra le categorie sociali, cioè tra chi rientra in un certo sistema di distribuzione della ricchezza e chi no. Ma il vero punto è che il Marocco è diventato un produttore non di ricchezza per i propri cittadini, ma di emigranti, esclusivamente economici.
Ogni anno ogni marocchino che vive all'estero, e sono qualche decina di milioni, perché da 50 anni ormai il Marocco è lo Stato africano che ha più emigrati all'estero, invia una parte del suo reddito alla propria famiglia in Marocco. D'altronde chi di noi non ha un conoscente marocchino che invia tutti i mesi soldi a mogli, figli, cugini, zii, e parenti vari che vivono in Marocco. Ebbene il nostro conoscente non è un caso più o meno sporadico, ma è parte di un sistema. Basti pensare che il totale di tutti i soldi che ogni marocchino che vive all'estero invia in patria è una cifra incredibile: 13 miliardi di dollari all'anno, corrispondente al 9% del PIL marocchino. Dunque quello stato guadagna più creando emigrati che scolarizzando, facendo magari restare le persone dentro i suoi confini, anche perché quella cifra è più alta della somma di tutti gli investimenti esteri in Marocco. Per questo è importante rammentare che quelli che arrivano in questi giorni alla frontiera di Ceuta dal Marocco non è gente disperata, è gente che insegue un sogno social. Hanno tutti un telefono in mano, hanno tutti un accesso. In Marocco c'è spesso accesso al telefono dove non c'è acqua potabile. A questi giovanotti hanno venduto una favola: gli vengono mostrati stipendi, redditi, servizi sociali della Spagna, ad esempio, ma anche della Francia, dell'Italia, dell'Europa, che nella realtà non esistono, ma che vengono promossi da un insieme di siti che sono collegati tra loro, sono anche facili da raggiungere perché poi sono quelli collegati alle rotte. Spiegano tutto: la rotta, dove passare, i prezzi da pagare per prendere un certo tipo di mezzo e così via. Questi 50.000 giovani uomini sono le vittime di una guerra tra il Marocco e la Spagna, una guerra alimentata dall'attuale presidenza USA e da Israele. Torniamo al 30 aprile del 2026. Viene presentato alla Camera degli Stati Uniti un rapporto ufficiale della commissione per gli stanziamenti della Camera dei rappresentanti a maggioranza repubblicana legata alla linea dell'amministrazione Trump dunque a Israele. Nel rapporto allegato alla proposta di legge, c'è una sezione dedicata al Marocco. Si legge: la commissione rileva che le città amministrate dalla Spagna di Ceuta e Melilla si trovano in territorio marocchino e restano oggetto della storica rivendicazione del Marocco. Affermazione totalmente falsa. È un attacco alla sovranità spagnola. Inoltre si esorta il segretario di Stato a incoraggiare un dialogo diplomatico tra i due Paesi riguardante lo status del futuro dell'enclave. Quindi si sta sostanzialmente incoraggiando il Marocco a rivendicare certi territori che storicamente sono spagnoli. Ora immaginiamo il governo spagnolo o quello italiano che dicessero che i territori di Washington, New York o la California sono degli indiani d'America, sono dei messicani, sono delle tribù che cerano precedentemente, che gli americani devono andarsene perché stanno amministrando territori che non sono loro. Immaginiamo Sànchez o Mattarella che telefonano al presidente del Messico dicendogli: Senta signor Presidente secondo noi bisogna assolutamente cacciare gli americani dalla California perché la California era e deve tornare ad essere messicana. Battute a parte l'evento di cui abbiamo parlato in questo contributo potremmo definirlo una ritorsione, un messaggio chiaro ed efficace per mettere in chiaro chi comanda e chi deve ubbidire. Perché chi comanda dispone di mezzi in grado di inguaiare chiunque recalcitra. Ribadiamo, 50.000 persone non arrivano in poche ore, non possono presentarsi alla frontiera e passarla con quella facilità. E' evidente che satelliti, droni, eserciti attivi H24 li hanno accompagnati. La Spagna non ha ubbidito ed è stata punita. Non ha giustificato il genocidio dei palestinesi, non ha appoggiato Israele e USA nell'attuale guerra in Medio Oriente.
Urbano De Siato.