mercoledì 22 aprile 2026
Cultura e società
Riflessioni a freddo sull’accoltellamento di Trescore Balneario
Esiste un ruolo attivo della rete nell’evento delittuoso?

Un fatto di cronaca ormai vecchio, superato in pochi giorni dalla rapina alle poste di Vigliano Biellese messa a segno da un altro tredicenne che ha marinato la scuola, superato dall’omicidio del quarantasettenne Giacomo Bongiorni perpetrato davanti al figlio per futili motivi a Massa ad opera di una banda di giovani assassini. La cronaca ci ha abituato a girare pagina piuttosto velocemente e direi superficialmente. Tutti fatti, anche il meno grave (rapina a mano armata…), che stimolano una quantità riflessioni sufficienti a riempire un libro.



Il tentato omicidio della professoressa Chiara Mocchi tuttavia presenta degli aspetti particolari degni di essere sottolineati: la premeditazione, l’organizzazione, la pubblicazione di un manifesto, la giustificazione morale, la consapevolezza di non essere punibile, la condivisione on-line del delitto in diretta.



Il ragazzo aveva precedentemente pubblicato un manifesto scritto in inglese dal titolo “The final solution” nel quale comunicava la decisione di uccidere la sua insegnante di francese, non avendo avuto il coraggio di uccidere i genitori. Nel testo, delirante ma lucidissimo, si proponeva col suo gesto di ottenere vendetta per pretese umiliazioni subite dalla vittima ma anche di rompere la monotonia di una vita piena di ingiustizie e di apparire originale e non assimilabile a qualsiasi altro “aggressore scolastico” precedente. Apparire…



La preparazione del tentato omicidio è stata meticolosa: nello zaino una pistola scacciacani (forse portata per intimidire eventuali disturbatori) e il coltello acquistato online e definito “da Rambo” da alcuni giornalisti (di quelli che riempiono le righe dei loro articoli di luoghi comuni politicamente corretti); l’abbigliamento, comprendente pantaloni mimetici e una maglietta bianca con la scritta “vendetta”, avrebbe dovuto simboleggiare la sua militanza tesa a vendicare i torti subiti; una imbracatura per bloccare il cellulare sul petto e poter così registrare e trasmettere online il video dell’aggressione.



Il video è stato seguito in diretta pare da 5 soggetti iscritti al canale telegram denominato “Vendetta” e creato dal ragazzo all’uopo per pubblicizzare l’omicidio, non è dato conoscere il contenuto del canale né prima né durante né dopo l’aggressione ma appare evidente come il video sia strumentale all’attentato o forse viceversa, viene da chiedersi se in assenza di possibilità di pubblicazione l’aggressione sarebbe stata comunque effettuata oppure no.



Non è dato conoscere le generalità del ragazzo in quanto minorenne e nemmeno quelle dei genitori da poco separati che vengono genericamente definiti come madre straniera e padre italiano ma questo velo di eccezionale omertà non può che alimentare consueti sospetti troppo spesso risultati poi fondati.



L’aspirante assassino, non potendo essere associato a nessun tipo di istituto di pena stante la sua giovane età, è stato affidato a una comunità protetta per ordine del Gip. Durante l’interrogatorio il ragazzo è sembrato distaccato dalla realtà e qualcuno ha ipotizzato che potesse essere stato condizionato attraverso i social, anche qui nessuna conferma, come del resto sulla sua dichiarazione di rammarico per non essere riuscito a portare a termine l’omicidio, circostanza questa poi opportunamente smentita dal suo legale. Per certo si sa che lui invece sì, attraverso i social ha tentato di condizionare una giovane inducendola ad atti autolesionistici sotto minaccia di rivelare “i suoi segreti”.



Una vicenda questa difficile da valutare nel suo complesso a causa della reticenza dei mezzi di informazione che, pur essendosi affrettati a diffondere il video urbi et orbi, hanno pubblicato per il resto notizie parziali, frammentarie, scollegate tra loro e raramente confermate, come a voler evitare che qualcuno mettesse in ordine i pezzi di un puzzle troppo spaventoso. Sconcertanti infine le dichiarazioni anche istituzionali che sembrano addebitare simili episodi alla facilità per un minore di procurarsi un coltello, come se non fosse possibile commettere un omicidio con un cacciavite o uno scalpello da falegname. Dato che come dicevo facciamo presto a girare pagina, vorrei ricordare che sia nel 2023 ad Abbiategrasso che nel 2024 a Varese si sono verificati altrettanti accoltellamenti sempre operati da studenti minorenni a danno di professoresse. Ci sono dei mestieri che una volta erano tranquilli come il professore, il controllore sui treni, il conduttore di autobus urbani e che oggi sono diventati pericolosi… Sarà colpa dei coltelli…



Fabio Dalla Vedova





 




Indirizzo email: info@appunti.ru

Contatore visite: 912.881