sabato 22 aprile 2017
Esteri
Questa (purtroppo) non è una fake news
Siria, attacco agli autobus dei civili in fuga

Quest’articolo è il “sequel” alla precisa analisi del cosiddetto “attacco con il gas” fatta dall’amico Massimo nel suo ultimo articolo sulla situazione in Siria. Proprio mentre lo stava pubblicando infatti si è verificato l’episodio forse più orrendo di quella infinita catena di violenze e crudeltà che sta contrassegnando il conflitto che ormai è riduttivo definire siriano, perché, in realtà ormai coinvolge tutto il Medio Oriente.



Riassumiamo cosa è successo.



Una breve premessa. La provincia di Idlib è situata a nord della Siria, al confine con la Turchia e confina a ovest con la provincia di Aleppo e ad est con quella di Latakia. Nell’estate del 2015 le formazioni di opposizione armata al governo di Assad hanno lanciato una violenta offensiva in quest’area riuscendo a conquistare praticamente tutta la provincia. Il loro successo è stato favorito dai massicci aiuti provenienti dalla Turchia, ma anche dal fatto che, in questa provincia vi sono settori consistenti (anche se non maggioritari) della popolazione che condividono le posizioni di un islam sunnita radicale e che. A differenza di altre regioni pertanto le formazioni guerrigliere godono di un certo appoggio popolare. A nord del capoluogo Idleb vi sono però due cittadine, Foua e Kafraya, la cui popolazione è in grande maggioranza sciita o alauita e quindi ostile ai movimenti estremisti sunniti che rappresentano il nerbo delle formazioni guerrigliere (allora raccolte sotto la sigla di fronte Al Nusra). Queste due cittadine (che contano complessivamente poco più di trentamila abitanti) non sono fortunatamente state conquistate dai miliziani del fronte al Nusra e sono rimaste isolate ed assediate dal 2015 fino ad oggi. La loro difesa è stata assicurata, oltre che da alcuni reparti dell’esercito siriano, anche da miliziani libanesi di Hezbollah e dagli stessi abitanti che hanno impugnato le armi. I rifornimenti per la popolazione sono stati assicurati - tra mille rischi e difficoltà – grazie agli elicotteri. Nei due anni di assedio oltre duemila civili hanno perso la vita, uccisi dai bombardamenti dei ribelli, dal fuoco dei cecchini o semplicemente perché privi di medicine o cure mediche. Attualmente nella provincia di Idleb sono attivi due movimenti islamisti (meglio sarebbe dire due coalizioni di movimenti perché ciascuno è formato da vari gruppi e gruppetti): il primo è Fatah Al Cham che è l’erede del disciolto Fronte Al Nusra, a cui si è alleato il famigerato Nour al Din Al Zinki, ed è guidato da Hachim Al Cheikh, il secondo si chiama Arar Al Cham e raggruppa tutti i movimenti che si oppongono all’egemonia del primo. Benchè i media occidentali si ostinino a definire queste formazioni come “ribelli moderati” (chi ha inventato questa definizione andrebbe insignito del premio Goebbels per la disinformazione) in realtà si tratta di movimenti ispirati da ideologie salafite ed infiltrati, quando non diretti, dai Fratelli Musulmani. Sarebbe ardua impresa riuscire distinguere le differenze ideologiche tra le due coalizioni. Inoltre entrambi ricevono aiuti dai medesimi sponsor (il Qatar prima di tutti) e quindi per noi occidentali è difficile comprendere le ragioni della reciproca ostilità che sovente porta a scontri armati tra i circa cinquantamila guerriglieri che complessivamente militano nei due gruppi. Ma non è questo che ci interessa bensì quello che è avvenuto il 16 aprile. Attraverso la mediazione di Iran e Qatar è stato raggiunto un accordo tra movimenti islamisti e governo siriano, accordo che prevedeva uno scambio. Gli abitanti di Foua’a e Kafraya avrebbero potuto raggiungere zone sotto controllo governativo mentre duemila guerriglieri assediati nelle città di Zabadani e Madaya (non lontano da Damasco) sarebbero stati lasciati liberi di raggiungere la provincia di Idleb ed unirsi alle altre formazioni guerrigliere. Verso tale accordo ha subito manifestato un totale disaccordo il movimento Al Zinki, noto per diversi episodi di efferata violenza, tra i quali la decapitazione di un bambino palestinese. In effetti lo scambio è avvenuto, ma l’operazione è stata funestata da un episodio gravissimo. I primi autobus provenienti dalle città assediate dai guerriglieri e carichi in prevalenza di bambini sono stati fermati a Raschdeen, pochi chilometri prima di arrivare alle linee siriane. Agli autobus fermi in colonna si è avvicinato un furgone da cui sono state gettate patatini ed altre vivande. I bambini sono scesi in massa dagli autobus e si sono ammucchiati intorno al furgone per raccogliere i viveri. Proprio in quel momento un altro automezzo, stipato di esplosivo e guidato, sembra, da un militante del movimento Al Zinki, si è lanciato in mezzo alla folla dei civili facendosi esplodere. La strage è stata orrenda, aggravata dal fatto che altri guerriglieri hanno impedito l’immediato arrivo delle ambulanze. Fonti mediche di Aleppo parlano di oltre centocinquanta morti tra i quali novanta bambini. Orrore nell’orrore, approfittando della confusione, altri miliziani islamisti hanno rapito decine di giovani ragazze (pare quasi duecento) la cui sorte è, ad oggi ignota.



Sono due le riflessioni che questo episodio mi impongono.



La prima: cosa può essere successo nella mente di un uomo per spingerlo a sacrificare la propria vita in un attacco kamikaze, non contro il nemico armato, ma contro civili per di più bambini? Come è possibile anche solo immaginare un’azione così spregevole? Non sono domande retoriche. Qui bisogna capire attraverso quali mezzi (indottrinamento, droghe o quant’altro) si possa creare dei fanatici pronti ad eseguire qualsiasi ordine, anche il più sanguinario. Fino a quando non riusciremo a rispondere a queste domande i massacri continueranno e non solo in Siria, come tanti episodi recenti insegnano.



La seconda riflessione è sui mezzi di comunicazione e sui politici occidentali. Andate per cortesia a rivedere come hanno presentato il presunto attacco coi gas di Idleb. Massimo risalto. Ancora prima di una qualunque investigazione indipendente, nessun dubbio sulla dinamica, sul numero di vittime, sull’attendibilità delle fonti (tutte di parte), nessun dubbio sui colpevoli, nessun dubbio sulla necessità di una risposta ferma ed infine una conclusione unanime: Assad deve essere rovesciato. Andate ora e vedere come è stato presentato il criminale attacco di Rashdeen. Fate il confronto e poi ditemi se è vero o no che ormai i mezzi di comunicazione (ed i responsabili politici) tutto sono meno che interessati a far conoscere la verità. Altro che lotta alle “bufale” su Internet, qui il vero problema non sono le “notizie che diffondono l’odio” pubblicate su qualche pagina Facebook. Qui il vero, drammatico problema è la quotidiana intossicazione delle coscienze operata da chi non ha più una coscienza e non riesce ad essere onesto neppure di fronte all’immagine di decine di corpi carbonizzati di bambini innocenti.



Mario Villani




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