venerdì 23 agosto 2013
Esteri
Seduti...a guardare il vulcano
Sull'altra sponda del mare Mediterraneo si sviluppano crisi potenzialmente devastanti

 

Mi rendo conto che durante la parte centrale del mese di agosto sarebbe bene trattare solo argomenti “leggeri”. Siamo in vacanza, anche mentalmente, e preferiamo non occuparci di fatti e vicende che possano turbare il nostro riposo. Purtroppo quanto sta avvenendo a poche centinaia di chilometri dalle nostre frontiere marittime è di una gravità tale da giustificare uno strappo alla regola.


Facciamo una breve carrellata dei fatti accaduti in Nord Africa e Medio Oriente a cavallo di Ferragosto.


Tunisia: dopo l'uccisione di otto militari in un'imboscata, l'esercito bombarda con aerei ed artiglieria basi dei movimenti islamisti nel massiccio dell'Atlante. Di fatto attività belliche in un paese che solo fino a pochi anni fa era il simbolo della tranquillità.


Libia: mentre uccisioni e rapimenti si susseguono in tutto il paese viene nuovamente attaccata da milizie islamiste Bani Walid, la città che sembra non voler accettare il “nuovo corso” delle vicende libiche. Attaccato e fatto esplodere il consolato egiziano a Bengasi.


Egitto: i Fratelli Mussulmani ed altri movimenti islamisti di ispirazione salafita scendono in piazza per protestare contro l'arresto, da parte dei militari, del Presidente Morsi, accusato, probabilmente non a torto, di voler trasformare l'Egitto in una dittatura islamica. Non sono proteste pacifiche ed a farne le spese sono spesso i Cristiani che in pochi giorni vedono assalite e distrutte decine di loro chiese al Cairo ed in altre città egiziane. L'esercito decide di intervenire e negli scontri che ne seguono vengono uccise quasi mille persone. Numero che cresce di giorno in giorno perchè le violenze non sono ancora cessate.


Libano: proprio il giorno di Ferragosto un'autobomba esplode in un quartiere della periferia sud di Beirut, considerato una roccaforte del movimento sciita Hezbollah. Venticinque morti e trecento feriti. Gli autori, forse già arrestati, sono militanti di movimenti estremisti sunniti. Questa notte (23 agosto) raid aereo israeliano su un campo profughi palestinese a sud di Beirut in risposta al lancio, dal sud Libano, di tre razzi contro Israele.


Iraq: gli attentati hanno assunto una cadenza quotidiana. Solo il quindici agosto nove autobombe esplodono in vari centri del Paese facendo almeno trentacinque morti ed un numero imprecisato di feriti. Anche in questo caso ad essere colpiti sono prevalentemente quartieri sciiti. Negli stessi giorni truppe irakene lanciano una offensiva contro le basi dei movimenti islamisti situate al confine con la Siria. Le autorità parlano di centinaia di persone arrestate. Da rilevare che volontari sciiti irakeni combattono in Siria a fianco dell'esercito regolare, mentre molti sunniti sono tra le file dei ribelli. Analoga situazione si presenta in Libano.


Siria: la guerra non conosce tregua, con l'esercito regolare all'offensiva sui fronti di Homs e Damasco ed i ribelli su quello di Aleppo. Proprio in agosto esplode una guerra nella guerra: i guerriglieri islamisti attaccano i villaggi curdi nel nord della Siria uccidendo molti civili, tra cui donne e bambini. I Curdi rispondono facendo entrare in azione le loro milizie e ricevendo aiuto dalle regioni curde dell'Iraq. Il 21 luglio un episodio gravissimo. L'opposizione armata dichiara che centinaia di persone (il numero preciso varia a seconda di chi riporti la notizia) sono morte in alcuni quartieri vicini a Damasco per il lancio, da parte dell'esercito regolare, di missili caricati con gas nervino. Immediate le reazioni internazionali e le richieste di intervento militare occidentale.


L'episodio merita un commento.


Sono personalmente convinto che tra le file del regime siriano vi siano personaggi capaci di commettere crimini di guerra atroci come può essere l'uso di armi chimiche. D'altra parte da quelle parti (solo da quelle parti?) la guerra ha sempre caratteristiche di particolare ferocia e le stesse bande armate che combattono Assad sono state protagoniste di una lunga serie di episodi efferati che hanno visto stragi di civili inermi, rapimenti, torture, esecuzioni sommarie, mutilazioni di prigionieri. Episodi non di rado ripresi e “postati”, con feroce baldanza, sui social network di Internet. Ripeto, non escludo che ci siano personaggi del regime che potrebbero ricorrere, magari all'insaputa dello stesso Assad, ad armi non convenzionali. Sono però quasi sicuro che non sia questo il caso. In primo luogo per il luogo dove il fatto sarebbe avvenuto. Il quartiere di Zamalka e le aree vicine sono località dove il fronte è estremamente fluido e dove gli opposti combattenti si trovano spesso a pochi metri gli uni dagli altri. L'uso di armi chimiche in tale situazione avrebbe, dal punto di vista bellico ben poco senso, posto che rischierebbe di coinvolgere truppe amiche. A maggior ragione se fosse confermato che, nelle ore del lancio dei missili, vi era un forte vento. Una qualunque persona esperta di tecniche militari sa che, in questi casi, l'arma chimica non è controllabile e quindi utilizzabile se non a grandissima distanza dalle proprie linee.


In secondo luogo per il momento in cui il fatto sarebbe avvenuto, vale a dire il giorno dopo dell'arrivo a Damasco degli ispettori ONU inviati proprio per indagare sull'uso dei proiettili a gas da parte dei combattenti . Non è ipotizzabile, e molti osservatori lo hanno apertamente dichiarato, che il regime siriano sia così folle da tirare dei missili carichi di gas nervino proprio sotto gli occhi degli ispettori dell'ONU, oltretutto senza una reale necessità pratica posto che, in questo momento, l'esercito siriano sta conseguendo una serie di successi significativi.


E' quindi più probabile che si tratti di una mostruosa provocazione da parte di qualcuno, quella che si chiama “false flag”. In effetti questa tesi è stata subito proclamata senza incertezze dalla Russia che, anzi, secondo qualcuno possederebbe delle immagini satellitari in grado di dimostrare la provenienza dei missili da aree controllate dai ribelli.


Se si tratta di una provocazione sorge una domanda: si tratta del gesto disperato di chi sente sfuggirgli una vittoria che qualche mese fa sembrava a portata di mano o è stata concordata con alcune potenze straniere (arabe o occidentali)? Se la risposta fosse la seconda vuole dire che è stato fatto un passo forse decisivo verso l'apocalisse.


E noi? Noi non ci possiamo occupare di queste quisquilie, abbiamo cose ben più importanti a cui dedicarci, la legge sull'omofobia attende...


Mario Villani



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