Mi scuso se torno su un tema già recentemente trattato, ma penso vi sia ancora da dire qualcosa che possa interessare almeno qualcuno dei nostri lettori e, soprattutto, ho proprio voglia di levarmi qualche sassolino dalle scarpe. Come penso tutti ormai sappiano, sabato sera si sono concluse al teatro Parenti di Milano le rappresentazioni dello “spettacolo” “sul concetto di volto nel Figlio di Dio”. Verrebbe voglia di chiudere il discorso dicendo, con facile ironia, che si è trattato di uno spettacolo di m…, ma vinco la tentazione e passo a considerazioni di un livello leggermente superiore. Per levarmi, come ho detto, il primo sassolino dalla scarpa sento la necessità di sottolineare la statura morale dell’autore di questa -per dirla con il ragioner Fantozzi- boiata pazzesca. Il Romeo Castellucci, nel corso di una conferenza stampa del 18 gennaio ha negato, con accenti indignati, che la sua intenzione fosse quella di ricoprire con escrementi umani il Volto di Gesù, accusando coloro che diffondono simili “fandonie” di voler colpire la libertà di espressione artistica. Peccato che su numerosissimi siti internet -compreso quello del Giornale- circoli il filmato dello stesso Castellucci nel quale il nostro eroe afferma serafico, al termine di uno sproloquio sui contenuti escatologici della sua opera, di aver voluto gettare un po’ di m… sul volto di Dio. Esempio lampante di cosa voglia dire, tanto per restare in tema, aver la faccia come il c….
Molto più importante però è analizzare la reazione che questa trovata ha innescato nel mondo cattolico. Mi riferisco alle reazioni in Italia perché in Francia gli avvenimenti hanno avuto uno sviluppo diverso.
Inizialmente il silenzio. E’ stata una scelta deliberata della Gerarchia? Forse si temeva di fare una pubblicità involontaria allo “spettacolo”? O più semplicemente stava prevalendo ancora una volta la consueta prudenza, molto simile alla codardia, che induce ad evitare polemiche con chicchessia? Non ci è dato sapere, ma conoscendo il coraggio di molti presuli, temo vi siano purtroppo non poche ragioni per pensare che quest’ultima ipotesi possa essere la più probabilmente fondata.
Poi è iniziata la reazione di piccoli gruppi. Laici e religiosi, una volta venuti a conoscenza dei contenuti dello spettacolo di Castellucci e della sua prossima rappresentazione in Italia, hanno cominciato a farsi sentire su Internet. Particolarmente attivi due siti: “Riscossa Cristiana” diretto dal giornalista Paolo Deotto ed un piccolo gruppo di giovani milanesi, a cui va tutto il nostro plauso, riuniti nel comitato dedicato a San Carlo Borromeo. Rapidamente anche altre voci del mondo reale e di quello virtuale (tra cui la nostra) hanno cominciato a farsi sentire ed a questo punto la Gerarchia, temo “obtorto collo”, non ha più potuto far finta di niente ed ha dovuto prendere posizione, ovviamente condannando l’offesa a Dio contenuta nello spettacolo di Castellucci. Non è però andata al di là di proteste più o meno pacate, rinunciando completamente a qualunque forma di mobilitazione. Le serate di semi-contestazione e di preghiera nei pressi del teatro Parenti hanno così visto la partecipazione di un ridotto numero di persone. Due o trecento in tutto, lodevolissime, ma troppo poche. E’ una regola che non ci stanchiamo di ripetere. Le manifestazioni di forza presuppongono che la forza ci sia, altrimenti diventano dimostrazioni di debolezza. Proclamare che tutto il mondo cattolico è contrario all’opera blasfema del Castellucci e poi portare in piazza poche decine di persone vuole dire far perdere forza ad una protesta che meritava ben altra fortuna. Sia ben chiaro, non sto criticando gli organizzatori, che hanno fatto del loro meglio. Mi sto solo domandando perché i Pastori si rifiutino di guidare il gregge tutte le volte che c’è da fronteggiare la minaccia di qualche lupo. E solo per carità di patria (e per non sembrare paranoico) eviterò di tornare sul tema dei cosiddetti “movimenti”, sempre presenti solo in due occasioni: quando c’è da organizzare delle pagliacciate o quando si sente profumo di vil denaro.
Nessuno dica che la colpa non è dei Pastori, ma del gregge che non li segue. Non è così e ne abbiamo avuto la dimostrazione proprio a Voghera. Il nostro circolo “Beato Carlo d’Asburgo” ha organizzato una preghiera di riparazione al termine della Messa Vespertina di domenica 29 gennaio. Alcuni militanti hanno distribuito un volantino all’ingresso della chiesa per spiegare le ragioni dell’iniziativa e chiedere ai Fedeli - se lo desideravano- di fermarsi a pregare con noi. Benchè il Celebrante non abbia fatto alcun cenno all’iniziativa di preghiera, circa la metà delle persone che avevano assistito alla Santa Messa si sono fermate, hanno recitato il Santo Rosario con noi e alcuni, al termine, ci hanno richiesto di ripetere simili iniziative. Non è vero che il Gregge non vuole seguire i Pastori, il problema è che spesso e volentieri non li trova! Specialmente quando c’è da rischiare un minimo di impopolarità…
Quando i contadini vandeani decisero di prendere le armi contro i rivoluzionari, si rivolsero, per essere guidati, ai loro nobili. Qualcuno si pose alla loro testa senza esitazioni, altri cercarono di evitare l’ingrato compito con scuse di vario genere. Furono costretti ad un rapido ripensamento con metodi non esattamente cortesi. Che sia il caso di fare lo stesso con gli attuali Pastori della Chiesa?
Mario Villani