sabato 4 luglio 2026
Religione
Magnifica Humanitas
La prima enciclica di Leone XIV

Sottotitolo:”Enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale”.



Ora,non pretendo di essere esaustivo sui contenuti e dunque rimando alla lettura del testo completo,ma cerchero' di inquadrare almeno i punti principali.



Innanzitutto dirò subito che non è un discorso tecnico sull'IA,ma la include in un argomento più ampio che è quello dell'enorme progresso tecnologico e scientifico che viene definito”digitalizzazione”che ha comportato stravolgimenti importanti sia a livello economico che sociale. Come aveva fatto Leone XIII con la Rerum Novarum,a cui il Pontefice si richiama, la preoccupazione è di dare le indicazioni affinché questa “rivoluzione” vada a vantaggio e a tutela della persona e non ne diventi una gabbia opprimente.



A tal fine vengono richiamati i punti fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa,che sono i termini a cui uniformarsi per il raggiungimento di tale scopo.



Il primo principio è quello del bene comune,che è l'”insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente...Allo Stato spetta il compito di garantire coesione,unità e una giusta organizzazione della società civile, così che il bene comune possa essere realmente perseguito con il contributo di tutti”, intendendo che lungo questo cammino nessuno deve essere,per nessun motivo,lasciato indietro o escluso.”Dio ha dato la terra a tutto il genere umano,perché essa sostenti tutti i suoi membri,senza escludere né privilegiare nessuno.”



Viene ricordato,poi, il principio di sussudiarietà,secondo cui ciò che possono fare famiglie,comunità locali,corpi intermedi non deve essere assorbito da istanze superiori; lo Stato deve intervenire solo per permettere e facilitare l'azione di questi organismi nella realizzazione del bene comune: in un'epoca che vede competenze,dati e capacità decisionali sempre più accentrati in società private praticamente onnipotenti,è necessario che venga garantita alla società in toto la possibilità di accedere liberamente a queste tecnologie e di poter influire su programmi che lasciati in mano a pochi potrebbero diventare strumenti di “sorveglianza invasiva”.”Le innovazioni tecnologiche,compresa l'intelligenza artificiale,non sono neutrali:possono accrescere partecipazione e giustizia,oppure ampliare disuguaglianze,controllo ed esclusione”. In questo caso è bene poter risalire ai responsabili perché rendano conto delle loro scelte.



Restringendo il campo all'intelligenza artificiale,la prima cosa da dire è che non opera secondo criteri umani:non ha un corpo,non prova gioia o dolore,non matura capacità relazionali,non sa cos'è l'amore,l'amicizia,la responsabilità;non ha una coscienza morale,dunque non giudica il bene e il male e non si assume la responsabilità del proprio operato. Può accumulare una serie infinita di dati di cui disporre ma non ne capisce le finalità,dunque,diversamente dall'intelligenza umana,non porta ad una crescita interiore.



E' chiaro che affascina la sua velocità di fornirci risposte pronte ad ogni quesito,ma l'altra faccia della medaglia è che ci educa a delegare,indebolendo le nostre capacità critiche e la nostra creatività. Inoltre non bisogna dimenticare che è quanto di più lontano dall'oggettività:le risposte che ci vengono date sono programmate in base a determinati schemi politico-sociali dettati da chi detiene queste tecnologie;ciò vuol dire che noi vedremo e sapremo solo quello che ci vogliono far vedere e sapere.



Un altro aspetto a cui fare attenzione è l'”imitazione artificiale di una comunicazione umana positiva”,che può far credere di essere davvero in relazione con un autentico soggetto personale:è chiaro che nella maggioranza dei casi l'utente sa benissimo con cosa ha a che fare,ma in un contesto povero di relazioni ed affetti reali il rischio non è tanto che qualcuno creda di parlare con una persona vera,quanto che si trovi bene al punto di perdere il desiderio stesso di cercare altro.



Ad un piano superiore i rischi sono ancora più evidenti:in un mondo in cui all'IA si sono delegati i processi decisionali nell'ambito della comunicazione,della gestione e del controllo abbiamo dato ad un'entità priva di compassione,misericordia e perdono l'autorità di decidere del lavoro,del credito,dell'accesso ai servizi e della reputazione delle persone,secondo criteri che sono nella maggior parte dei casi economici,col risultato di trattare come scarti tutti coloro che non rispondono ai criteri di qualche algoritmo. E' per questo che,come dicevo prima,bisogna che questa falsa neutralità dell'IA possa essere passata al vaglio delle comunità ed essere continuamente riprogettata così da non essere onnipotente:”Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia ma impedirle di dominare l'umano.”



ma cosa vuol dire “dominare l'umano”? Perché il Santo Padre usa queste parole?



Perché nella ricerca dei presupposti culturali che stanno alla base della rivoluzione digitale in corso due sono le correnti di pensiero che saltano subito all'occhio:il transumanesimo e il postumanesimo:”In generale il transumanesimo immagina un potenziamento dell'essere umano attraverso le tecnologie,con l'aspirazione a incrementare prestazioni e capacità. Il postumanesimo,soprattutto nelle sue versioni radicali,si spinge oltre:critica l'antropocentrismo e prospetta una forma di ibridazione tra essere umano,macchina e ambiente,fino a immaginare un passaggio di soglia in cui l'umanità supererà se stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo”...il punto critico,alla luce della Dottrina sociale della Chiesa,non è l'uso della tecnica in quanto tale,ma la visione che vi soggiace:se l'essere umano è trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare,allora diventa più facile accettare che alcuni vengano considerati meno utili,meno desiderabili,meno degni. In nome del progresso si può arrivare ad immaginare “sacrifici necessari”,e a far pagare ai più fragili il prezzo di una presunta ottimizzazione della specie.”



Praticamente un cocktail de Il mondo nuovo,la dottrina della purezza della razza e la società fabiana:chi più ne ha più ne metta;la cosa potrebbe far sorridere se non ci trovassimo a vivere in tempi in cui si assiste,al di là di un innegabile progresso scientifico,in una realtà in cui l'accesso alle cure mediche diventa sempre più difficile a chi non abbia i mezzi economici necessari,in cui si parla sempre più spesso di riduzione della popolazione mondiale e in cui si lotta per trasformare la pratica del suicidio da abominio a diritto civile.



La posizione del cristiano è di tutt'altra natura.contro la tentazione del superuomo la nostra grandezza sta proprio nell'accettazione dei nostri limiti,delle nostre debolezze e delle nostre piccolezze affidandoci alla grazia di Dio;diventare più umani nella relazione con Lui:” Se uno è in Cristo è una nuova creatura”.



E chiudo con le parole di San Giovanni Paolo II:” L'IA rende la vita umana sulla terra,in ogni suo aspetto, più umana? La rende più degna dell'uomo? Se la risposta è si,allora possiamo riconoscervi una possibilità buona da abitare con responsabilità,in un cammino di ricostruzione paziente e condivisa,sul modello della rinascita di Gerusalemme narrata nel libro di Neemia. Se invece la potenza cresce mentre il cuore si inaridisce e i legami si spezzano,allora siamo davanti ad una nuova forma di Babele:una costruzione grandiosa ma disumana.”



A noi la scelta.



 



Claudio Pretari



 



 




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