martedì 23 giugno 2026
Esteri
Libano: fede e martirio di un popolo
Il ruolo storico della Chiesa Maronita nel costruire l'identità nazionale libanese

Gli ultimi tragici eventi di guerra in medio oriente hanno riportato l’attenzione su uno dei paesi più belli e più martoriati al mondo : il Libano.



Questa piccola perla incastonata tra il mare e i meravigliosi monti innevati ancora una volta si trova a combattere contro un destino avverso, una prova purtroppo ricorrente nella sua millenaria storia, infatti da secoli il “paese dei cedri” è soggetto a guerre invasioni ,persecuzioni e quasi miracolosamente riesce sempre a risorgere dalle sue ceneri. Questo è dovuto principalmente, anche se non unicamente, alla grande fede del suo popolo cristiano, un popolo tenace, fiero, perseguitato per la sua forte identità, che ha fatto della stessa un esempio quasi unico di testimonianza del proprio credo. In questo piccolo fazzoletto di terra una esigua comunità di cattolici orientali di rito siro-antiocheno, chiamati “maroniti” fino agli agli albori del cristianesimo si è battuta per la diffusione di una forte testimonianza religiosa e culturale.



Il suo nome deriverebbe da un eremita, del V secolo, Marone, un santo dedito alla preghiera e alla penitenza, sulla cui tomba sarebbe sorto un monastero.Da allora i monaci maroniti hanno fondato chiese e comunità ecclesiali già dal VII secolo, sono stati parte integrante e determinante nello sviluppo religioso e sociale del futuro Libano.Alla fine del IX secolo per sfuggire all’invasione islamica degli arabi, i monaci dovettero rifugiarsi tra le montagne dove ancora oggi si trovano, piccoli gruppi fuggirono addirittura a Cipro e a Rodi.I Maroniti da subito elessero un patriarca come capo spirituale e politico collocando la sua sede a Aakoura nella foresta libanese, successivamente, ma solo dopo il sinodo del 1736 il patriarcato venne diviso in eparchie o diocesi, questa organizzazione anche sociale venne riconosciuta nel tempo prima dai Crociati, poi dai Mamelucchi e infine dai turchi Ottomani.Nel 1098 con l’avvento della Prima Crociata i Maroniti combattono a fianco dei fratelli europei con grande valore e prendono parte alla vita dei vari regni cristiani, questo li avvicina e li accomuna alla cristianità occidentale, rinsaldando i legami con Roma.I prelati maroniti introdussero così l’uso latino di portare l’anello, il pastorale ,la mitra e la croce pettorale, una ”latinizzazione” che però non intaccava la propria identità.Da allora la chiesa maronita ,ha sempre mantenuto la piena comunione con Roma tanto è vero che nel 1598 il Patriarca maronita convocò un concilio a Day at Musa ( villaggio di Mosè)dove confermò le pratiche latine e introdusse sei nuovi canoni, tra i quali l’accettazione del calendario gregoriano.Nel 1736 un successivo sinodo confermò la totale adesione alla chiesa di Roma con l’accettazione del “filioque”, del concilio di Trento e del catechismo romano, l’istituzione ufficiale delle diocesi e l’istituzione di congregazioni religiose di tipo occidentale, nel 1790 il patriarca si stabilì sulla collina di Harissa vicino a Juniah che nel 1823 diventerà la sede ufficiale del patriarcato.In tempi più recenti ,durante la prima guerra mondiale i Maroniti furono perseguitati dall’impero Ottomano a causa della loro vicinanza con la Francia, tutto il Libano cadde sotto il controllo della Turchia fino al 1920 quando, con il crollo dell’impero si formò la repubblica del Libano.Nella conferenza di pace di Versailles il patriarca Huwayyk giudò la delegazione libanese, ottenne l’indipendenza del paese sotto mandato francese e una piena autonomia dalla Siria anche se per una totale indipendenza si dovette attendere fino al 1943.



Il nuovo stato diede vita ad un modello confessionale in cui le cariche venivano divise proporzionalmente tra i Cristiani allora in netta maggioranza e i Musulmani.Il presidente della repubblica doveva essere maronita , quello del consiglio un musulmano sunnita e quello del parlamento uno sciita, le cariche minori andavano ai rappresentanti delle altre comunità religiose minoritarie.Questa sorta di alchimia politico-religiosa permise al paese di prosperare in modo sorprendente , un sentimento comune di appartenenza ad una stessa terra consentì di raggiungere negli anni ’50 ’60 del secolo scorso una modernità e un benessere tali da far definire il Libano come la “Svizzera d’oriente”.Purtroppo questo piccolo paese delle meraviglie era destinato a scontrarsi con una realtà sempre più avversa, l’influenza regionale dello stato di Israele con la questione palestinese, l’aggravarsi delle relazioni con il mondo islamico e non ultime alcune lotte intestine fra i cristiani portarono al 1975 ad una disastrosa guerra civile le cui distruzioni morali e materiali gravano ancora oggi sul destino di questo sfortunatissimo paese.La chiesa maronita ancora una volta si è posta a guida e salvaguardia del popolo cristiano, la sua gloriosa storia ed una fede a prova di martirio l’hanno posta a baluardo contro la barbarie di una guerra spesso fratricida , un esempio unico nella storia recente di tutta la cristianità anche se spesso taciuto o ignorato dalla stampa e dalla televisione del mondo libero forse per una forma di codardia dell’occidente dove la fede secolare dei padri si andava sempre più affievolendo. Oggi il Libano è di nuovo chiamato ad affrontare la prepotenza di pochi e l’indifferenza di molti, anche tra i fratelli cristiani, ma non abbiamo dubbi che la fede dei suoi figli ancora una volta possa vincere l’iniquità di questo mondo. La storia farà giustizia della loro sofferenza.



Fabio Pretari




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