domenica 25 maggio 2025
Religione
Un Leone sul trono di Pietro
L'importanza della scelta di un nome, chi era Papa Leone XIII

Alla morte di Papa Francesco la Chiesa si è trovata nel difficile compito di scegliere un degno successore di Pietro capace di ricomporre le divisioni interne e i molti malumori che lo stesso Francesco aveva provocato con un pontificato molto autoritario ma poco autorevole.Per la prima volta nella sua storia la sposa di Cristo veniva rappresentata da oltre 130 Cardinali venuti da ogni parte del mondo, quasi tutti nominati dallo stesso Bergoglio.Come sempre avviene il totopapa azzardava le più disparate ipotesi ma tra i vaticanisti e gli esperti delle cose di oltretevere emergeva un comune sentire:il nuovo Papa sarà certamente, se non italiano, quantomeno europeo. Invece lo Spirito Santo in soli due giorni ha giocato d’azzardo e scompigliato ogni pronostico, quando il Cardinale Mamberti annuncia l’Habemus Papam, il mondo scopre che l’eminentissimum ac reverendissimum dominum è il Cardinale Prevost.Un americano ai più sconosciuto, ma la sorpresa aumenta alla lettura del nome che lo stesso ha scelto.”Leonem Decimum quartum,Leone XIV.Una scelta inaspettata, apparentemente originale solo agli occhi di chi non conosce la storia della Chiesa e dei suoi Papi, ma un messaggio ben preciso che il nuovo Papa ha dato al mondo: nessuna frattura con il passato, ma una continuità nel solco della tradizione e della dottrina il richiamo è ad un suo grande predecessore : Papa Leone XIII, al secolo Gioacchino Pecci che dal 20 febbraio 1878 al 20 luglio 1903 ha regnato lasciando una traccia profonda nella storia dei cattolici.Nato a Carpineto Romano da una famiglia della nobiltà rurale già da giovane dimostrava grandi doti, studiò prima nel collegio dei Gesuiti di Viterbo, poi dal 1824 al 1832 teologia presso il collegium romanum,nel 1828 fece la professione di fede entrando nel clero secolare e nel 1837 venne ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Ferrara Carlo Odescalchi. Le sue grandi doti umane ed intellettuali lo portarono presto a ricoprire incarichi diplomatici prima come delegato papale a Benevento città dello Stato Pontificio poi a Perugia dove nel 1843 Papa Gregorio XVI lo nominò vescovo titolare e dove rimase per più di trent’anni operando nel sociale costruendo nuove chiese ed edifici.Fu fatto Cardinale nel 1853 e alla morte di Papa Pio IX, al termine di un conclave di soli due giorni e nella sorpresa generale, esattamente come per Prevost, venne eletto Papa, probabilmente perché la sua salute cagionevole lasciava presagire un pontificato di transizione, ma anche allora lo Spirito Santo decise, per fortuna, diversamente. Il suo pontificato si svolge in un momento storico molto difficile e travagliato, lo stato italiano nato per opera della Massoneria era non solo laico, ma laicista e prepotentemente anticristiano, la breccia di Porta Pia divenne un simbolo, un segno dei tempi. Leone XIII non ebbe la posizione intransigente di Pio IX, mediò tra la modernità e le giuste istanze della chiesa, si oppose al regno d’Italia considerando una tragedia la perdita del potere temporale della chiesa. Condannò a più riprese la Massoneria in ben 4 encicliche la Humanus Genus( 1884)Dall’alto dell’apostolico seggio( 1890), la Imica Vis e Custodi di quella fede, entrambe del 1832.



Leone fu un Papa dell’ottocento, un secolo di forti tensioni sociali e politiche, di un industrializzazione selvaggia, dove lo sfruttamento delle persone dovuto ad un mercato senza regole era la norma e il capitalismo nascente aveva come dogma il profitto, dove gli uomini, diventano macchine da lavoro al servizio del capitale, senza dignità alcuna, senza una speranza per il futuro.Leone si adoperò sempre, in ogni campo, per la difesa dell’uomo nella sua integrità spirituale e materiale, scrisse ben 86 encicliche affrontando i più svariati temi, ma il suo impegno nel sociale lo portò a pubblicare, nel 1891, l’enciclica “Rerum novarum”,un capolavoro considerato a ragione il testo fondante della moderna dottrina sociale cristiana. Nel secolo successivo molti Papi riprenderanno questo testo ampliandolo e aggiornandolo ai nuovi tempi, Pio XI nel 1931 con la “ Quadragesimo anno”, Giovanni XXIII nel 1961 con la “ Mater et Magistra” Paolo VI nel 1967 con la “Populorum Progressio “e infine Giovanni Paolo II nel 1991 con la “ Centesimus annus”.Leone XIII fu sempre uomo di grande fede fermo nella dottrina , interpretò intelligentemente i forti contrasti del suo tempo, non condannò la modernità in quanto tale ma le sue pericolose derive, dal socialismo al comunismo ed un liberalismo selvaggio ed anticristiano e quindi antiumano, si fece difensore delle classi sociali più deboli e sfruttate, auspicò addirittura la nascita di organizzazioni in loro difesa, quelle che poi divennero i futuri sindacati. Seppe leggere e interpretare il su tempo con lucidità, capì le grandi prospettive che il nuovo secolo ( il 900) apriva ma anche i pericoli nascosti in troppe false ideologie.Sicuramente il nuovo Papa avrà attinto molto nel suo bagaglio culturale e spirituale dal suo illustre predecessore, un vero pastore di anime, crediamo che la scelta di riprenderne il nome possa essere di buon auspicio per il popolo di Dio. I nostri tempi non sono migliori rispetto ad allora, un ateismo dilagante ed un relativismo ancora più strisciante e pericoloso minano ogni giorno la fede e con essa la speranza in un mondo ad immagine e somiglianza di Dio ma l’opera e la testimonianza di Papa Pecci ci ricordano che quando rimaniamo saldi nel Signore, niente ci può turbare e sconfiggere. Un nuovo Leone è tornato a guidarci nella lotta contro il male, che come ha ricordato Papa Prevost,” non vincerà”. Noi saremo al suo fianco nella preghiera e nell’azione di ogni giorno invocando nella lotta l’arcangelo Michele come ci ha insegnato il compianto Leone XIII:”Sancte Michael Arcangele , defende nos in proelio ut non pereamur in tremendo iudicio”.



Fabio Pretari




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