mercoledì 15 novembre 2023
Cultura e società
Panta rei,tutto scorre
Ci piaccia o no

Ci sono sere autunnali talmente uggiose,qui nelle nostre cittadine di provincia,da sembrare perfette come sfondo ai racconti di Edgar Allan Poe.



Se si esce per una passeggiata l'unica compagnia che si può trovare è quella del silenzio e del buio,il primo interrotto ogni tanto dal rapido sfrecciare di qualche auto solitaria,il secondo da sparse e fioche luci:un bar,o una farmacia.



Ma qualche sera fa brillavano anche le luci all'interno della nostra Civica Biblioteca Ricottiana;organizzata magistralmente dall'associazione Iria Incontra si teneva una serata sul tema”Diritto di cronaca,egemonia e giornalismo in Italia”,con la partecipazione,in veste di relatori,di Francesco Borgonovo,vicedirettore de “La Verità” e Alberto Busacca,caporedattore di “Libero”. Due ospiti,insomma,di una certa caratura,cosa che ha contribuito a far gremire in tutti i suoi posti la sala conferenze.



Non si è trattato,chiaramente,di una conferenza,ma di una chiacchierata generale e informale,con spazio successivo ad interventi e domande. Una considerazione in particolare è stata poi spunto di riflessione da parte mia nei giorni successivi:faceva giustamente notare uno dei giornalisti come l'età media degli intervenuti fosse decisamente alta, e come l'assenza di partecipazione giovanile facesse tutt'uno col dato di fatto che i ragazzi non leggono assolutamente più i quotidiani.



Detta così ne usciva un giudizio negativo sulle nuove generazioni, caratterizzate da una evidente allergia all'informazione e più pesantemente sfavorite in campo culturale da un impoverimento drammatico dei programmi scolastici.



Tutto vero, per carità, ma non sono così convinto che le colpe siano tutte le loro, né che il mondo di noi anzianotti, in tutti i suoi aspetti,sia il più adatto ad una società che cambia in continuazione,all'interno della quale noi rischiamo,statici e granitici,di rimanere troppo indietro. La nostra generazione è,senza ombra di dubbio,figlia della carta stampata e non stampata:sui nostri banchi di scuola abbiamo intinto il pennino nel calamaio per imbrattare cataste di quaderni a righe e a quadretti,abbiamo sfogliato sussidiari e libri di lettura prima e tomi delle materie più varie poi. Ci siamo chiusi nelle biblioteche per fare le ricerche scolastiche,passando i pomeriggi a sfogliare volumi più pesanti di noi per raffazzonare due fogli protocollo sugli antichi Egizi o sulla migrazione delle anatre in autunno.L'immagine che avevamo dei nostri professori era di persone che vivevano costantemente tenendo sottobraccio un registro e almeno un libro,e l'intellettuale era quello che aveva letto tantissimi libri e magari tantissimi ne aveva scritti.



Fermiamoci però a pensare per un attimo che non è sempre stato così: la moderna stampa nasce a metà del1400 con Gutenberg,ma non è che dal quel momento il mondo fu istantaneamente inondato di libri. Prima di lui la scrittura di un libro richiedeva tempi lunghissimi;gli amanuensi delle più rinomate abbazie riuscivano a editare due Bibbie all'anno,al massimo,e comunque il libro,che fosse di argomento religioso o filosofico o quant'altro,era patrimonio di pochi e ricchissimi personaggi,le biblioteche erano appannaggio dei conventi e della nobiltà. Forse che allora il mondo viveva nell'ignoranza,come vogliono farci credere? Tutt'altro,era semplicemente diverso il modo di fare e diffondere cultura:si imparava non leggendo,ma ascoltando e memorizzando:che fosse l'aula universitaria o la piazza del paese,che si parlasse di teologia o di saghe e leggende tutto veniva condiviso e diffuso oralmente,e tutto era discusso e commentato.



Detto questo,siamo però tutti d'accordo che l'invenzione della stampa rappresentò una rivoluzione in positivo nel campo dell'informazione e della cultura,informazione e cultura che avrebbero poi beneficiato,nei secoli seguenti,dei sempre più veloci progressi della scienza e della tecnica.



Ora,è impossibile pensare,in un mondo in grado di far viaggiare a velocità supersonica quantitativi enormi di notizie e informazioni in ogni parte del globo in tempo reale,e in cui l'accesso a questa mole di dati può essere fatta tramite un semplice telefono cellulare,che le attuali e future generazioni possano essere interessate a sfogliare quattro fogli di carta stampata al giorno.



Siamo onesti:l'altra sera eravamo circondati da migliaia di pesantissimi tomi a cui il paziente,decennale lavoro di generazioni di bibliotecai ha cercato di dare un ordine al fine di renderne agevole la consultazione. Ecco,nel tempo in cui io esco di casa per arrivare in biblioteca chiunque sia in possesso di un pc di medie capacità potrebbe avere a propria disposizione,comodamente seduto alla sua scrivania,tutto lo scibile contenuto in tutte le biblioteche italiane;per ogni argomento potrei avere tutte le fonti in ordine di importanza,e recensioni,commenti,critiche.Potrei partecipare a distanza a dibattiti,confronti e discussioni su temi di cultura ed attualità,consultare fonti straniere,muovermi in un mondo di informazioni senz'altro più libero di quello della carta stampata,che,più o meno,piaccia o non piaccia,vive sempre alla corte del re.



Non è che ho scoperto l'acqua calda,se ne sono ben resi conto anche gli addetti ai lavori,tanto che ormai non c'è giornale o rivista che non abbia la versione on line.



Il problema,secondo me,è però solo spostato di piano,in quanto è proprio il format del quotidiano che andrebbe rivisto. Lo ha detto senza volerlo e senza accorgersene lo stesso Busacca:avendo provato una sera a guardare in compagnia dei figli i loro programmi,aveva dovuto desistere in quanto erano fatti di una miriade di filmati e notizie flash di venti,trenta secondi al massimo.



E il punto nodale,secondo me,è proprio lì,nella velocità,vince chi nel tempo minore sa maggiormente colpire l'attenzione. Ce lo insegna la pubblicità:in uno spot di pochi secondi ci convincono dell'importanza di un prodotto in genere e del loro in particolare,ce lo rendono indispensabile,ce lo fanno desiderare.



Abbiamo le case piene di oggetti inutili,ma ne compriamo sempre di nuovi in continuazione.



Nel mondo dell'informazione funziona nella stessa maniera:i programmi televisivi sono ormai appannaggio degli anziani,i ragazzi ricevono l'informazione e la disinformazione sui cellulari,sono bombardati di slogan che si stratificano automaticamente nelle loro teste,come la polvere sui mobili,vince chi ha più mezzi per raggiungerli. E infatti nella stragrande maggioranza dei casi di fronte ai problemi ed agli pseudoproblemi che affliggono il tempo presente hanno le stesse posizioni e le stesse idee,idee superficiali appunto come la polvere,tolto quel velo sottile non resta nulla,tranne la loro rabbia nel vedersi disarmati.



La soluzione potrebbe essere proprio lì,in un cambio di metodo,in un modo nuovo di fare informazione,adeguato agli standards odierni della comunicazione:non ti dico tutto,ma ti incuriosisco al punto che sia tu a voler approfondire,a scegliere,in un mare di notizie,di leggere proprio la mia,e di fare in modo che ti piaccia al punto che ogni volta che vedi la mia firma(o la mia faccia)tu senta la voglia di leggermi di nuovo.



Io sono convinto che un certo modo di fare informazione non sia però solo legato ai tempi che cambiano ma che sia stato studiato ed applicato per altri fini,ma qui il discorso sarebbe lungo e passerei per l'ennesima volta per uno sporco complottista. Oltretutto ho anche l'abitudine di scrivere ancora con la penna stilografica,su tutto e di tutto,di annusare i libri primi di leggerli,di comprarne quantità mostruose da impilare in casa come facevo da piccolo con le costruzioni. Odio gli e-books,creature del demonio,e uso il minimo indispensabile il computer. Mi sono convinto di essere un animale in via di estinzione,ma la cosa mi fa anche piacere,in quanto riesco a stare sempre meno al passo col mondo che mi circonda,un mondo che non mi attrae affatto,peraltro.



E a questa generazione di ragazzi ipertecnologizzati mi sento di dire solo una una cosa:avete dei mezzi straordinari a vostra disposizione,ma dovete essere capaci di dominarli tramite un corretto utilizzo,altrimenti ne diventerete schiavi pronti a vivere in un mondo di automi;usate la testa,non fatevi usare da un circuito stampato.



 



Claudio Pretari



 




mercoledì 15 novembre 2023
La differenza tra i mezzi elettronici di comunicazione e quelli tradizionali su carta è che non richiedono nessun impegno e nessuna fatica per la loro fruizione e così permettono che i loro contenuti vengano assorbiti senza vaglio critico. Vedendo un filmato raramente mi chiedo se dica sciocchezze cosa che invece faccio se le leggo in un libro. Comunque un libro posso leggerlo anche a lume di candela. Cosa mi resta di internet se se ne va l'energia elettrica? Massimo Granata

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