venerdì 8 settembre 2023
Esteri
Armenia oggi
Un viaggio nella prima nazione ufficialmente cristiana martirizzata nei secoli e minacciata anche oggi da vicini ostili

Nel mese di luglio ho intrapreso un lungo viaggio in Armenia. Una meta, dal mio punto di vista, non propriamente turistica ma densa di significati culturali, spirituali e politici vista la storia del suo passato remoto, meno remoto e del suo presente. La prima impressione, nel tragitto tra ‘aeroporto della capitale al centro, per raggiungere l’albergo, è stata che si respirava un’aria vagamente libanese. Stesso traffico caotico, stessa anarchia edilizia dell’area di Jounieh e Beirut del dopoguerra. Erevan è una capitale sproporzionata rispetto al piccolo paese che governa, ridotto a un decimo o forse meno di quella che fu l’Armenia storica con una immensa periferia funestata dall’architettura sovietica, che si espande sui colli circostanti la parte bassa della città che sorge su un altopiano di 900\1000 metri sul livello del mare ma che nella sua parte centrale più alta raggiunge anche i 1300 metri. Bisogna dire che qui rispetto ad altri paesi ex sovietici anche le orrende krusciovke(1) degli anni sessanta sembrano meno fatiscenti e più allegre che altrove per il semplice fatto che, invece dei blocchi sgretolati di cemento di scarsa qualità con cui venivano costruite altrove qui sono state realizzate con blocchi di tufo colorato con diverse tonalità che vanno dal rosa al bordeaux oppure in diverse tonalità di giallino. I vecchietti come me che hanno vissuto per quasi 40 anni a fianco della non compianta URSS, ricorderanno che radio Erevan era considerata l’emittente più libera e allegra dell’universo sovietico e forse anche avere intorno questo universo colorato, oltre allo spirito libero che ho constatato negli Armeni, ha contribuito. La città ha un centro monumentale e verde che contrasta vivamente con le coline brulle che la circondano . Monumenti risalenti all’epoca sovietica, costruzioni storiche e post sovietiche ma che mantengono tutti uno stile compatibile con la tradizione anche se con l’anarchia edilizia di cui parlavo stanno sorgendo delle torri in vetro e cemento che fortunatamente, almeno per ora, non contaminano il centro monumentale. Nella capitale, ma anche nel resto del paese, sono state edificate numerose nuove chiese e quelle antiche vengono progressivamente restaurate e riaperte al culto. Gli armeni non mancano di visitare quotidianamente le chiese e la domenica la Santa Messa e molto frequentata. La liturgia Ameno Apostolica non prevede messe quotidiane come quella Cattolica ma nei giorni feriali c’è sempre qualche rito che viene celebrato. Si tratta di una liturgia molto ricca ed emozionante con cori e processioni interne durate le quali il sacerdote benedice i fedeli. Tutto questo, mi si consenta questo inciso, contrasta vivamente con la “sciatteria” del rito Cattolico postconciliare.



Dalla capitale mi sono trasferito per un paio di giorni nella regione del lago Sevan, nella cittadina di Tsaghikadzor, ospite dell’Arcivescovo Armeno Apostolico che mi ha accompagnato a visitare alcuni dei monasteri più antichi dell’Armenia situati sulle montagne al confine con la Georgia, tutti vicini al cielo oltre i 2000 metri. Rientrato Erevan, dopo alcuni giorni in città siamo ripartiti per le montagne al confine con l’’Iran dove abbiamo visitato altri monasteri e una città rupestre, oggi abbandonata ma che è stata abitata sino agli anni 50 del secolo scorso. Qui su un altopiano abbondantemente oltre i 2000 metri si sviluppa una incredibile agricoltura cerealicola mentre le vigne si estendono più in basso, sull’altopiano sui 1000 metri che va da Erevan alle pendici del monte Ararat, oggi in Turchia, Le persone sono ovunque cordialissime e ad onta delle difficili condizioni economiche e politiche il popolo armeno dimostra una enorme vitalità e speranza nel futuro, come dimostra la amplissima presenza di coppie con tanti bambini. La povertà è diffusa specialmente fuori della capitale ed è in parte dimostrata dalla pratica immortalità delle fiat 124 e 125 berlina, qui scomparse da almeno un quarantennio e che invece affollano ancora le strade armene con il marchio Lada (4) per sparire poi quasi completamente dalle vie dalla capitale dove evidentemente circolare con un’auto così manifestamente sovietica non sarebbe di bon ton.



Purtroppo, oggi l’Armenia è un piccolo paese con nemici potenti, molti falsi amici e due soli amici, l’Iran e la Russia che oggi è riluttante ad un’assistenza muscolare e per i noti motivi di frizione con la dirigenza armena e per le circostanze che la vedono impegnata nel conflitto ucraino. Ciò non ostante l’andata a “Canossa” del primo ministro Nikol Pashinyan che prima ha sostenuto Mosca durante la crisi Kazaka del 2021 e poi ha presenziato, con gli altri leader dello OTSC (2) alla parata di maggio per la vittoria nella “Grande guerra patriottica”. I falsi amici sono i paesi occidentali che hanno cercato di staccare l’Armenia dalla Russia, come era stato fatto con la Georgia, ma poi non hanno fatto nulla a sostegno di Erevan nel corso della recente seconda guerra, con l’Azerbaigian, per il Nagorno Karabach che ha visto una pesante sconfitta armena. L’Iran è un amico interessato ma garantisce un sostegno importante anche dal punto di vista economico. Nelle regioni orientali i rifornimenti energetici sono garantiti da Teheran, sulle strade impervie ella montagna si incrociano spesso autocisterne con targa iraniana che riforniscono la regione. Certo l’amicizia iraniana è garantita dalla presenza di nemici comuni. L’Azerbaigian legato a Israele e fomentatore di disordini nella comunità azera residente in Iran e la Turchia governata da Erdogan, legato ai Fratelli Musulmani che, ad onta della presunta intransigenza islamica sono sospettati di essere una creatura della intelligence britannica, sostenuti allo scopo di creare divisioni nel mondo islamico. Dal canto suo il popolo armeno è profondamente diviso. La diaspora odia profondamente il governo di Nikol Pashinyan che accusa di tutte le nefandezze possibili e immaginabili, compresa quella di aver venduto il Nagorno Karabach agli azeri per un arricchimento personale. I residenti sono divisi nel giudizio, i ceti popolari condividono il giudizio impietoso degli Armeni dispersi nel mondo, i ceti borghesi e i coinvolti nell’amministrazione sono più accondiscendenti verso Pashinyan anche perché sperano che le amicizie occidentali del Primo ministro contribuiscano a risollevare l’economia nazionale. Dal mio punto di vista, corroborato dall’aver ascoltato tutte e due le parti, Pashinyan ha commesso molti errori, e nella scelta delle alleanze e nella conduzione della guerra. In primis ha pensato che gli occidentali potessero influenzare la condotta della Turchia. Cosa che, dopo il tentato colpo di stato contro Erdogan, è puramente illusoria. In secondo luogo, ha indebolito le forze armate non facendole più partecipare alle manovre congiunte dell’alleanza OTSC e ha pensionato tutti gli alti gradi, vincitori della prima guerra con gli Azeri, perché ritenuti troppo filorussi. Poi nel secondo disastroso conflitto con gli Azeri non ha impegnato in nessun modo le forze armate armene nel conflitto lasciando a difendere Stepanakert solo le milizie del Nagorno Karabach e i volontari affluiti dall’Armenia e dal resto del mondo. E infine ha aspettato troppo nel richiedere l’intervento russo che ha portato agli accordi armistiziali garantiti dai Peacekeeper di Mosca. Anche oggi, per altro, brilla per inazione mentre si moltiplicano gli incidenti e gli azeri tentano lo strangolamento economico e alimentare di quanto rimane libero del Nagorno Karabach.



Questa purtroppo è oggi la situazione di un piccolo paese Cristiano dal grandissimo passato che meriterebbe una maggiore attenzione da parte delle opinioni pubbliche occidentali che però ignorano quanto sta succedendo grazie alla “distrazione” dei media mainstream interessati a una miriade di quisquilie ma non alle sofferenze dei Cristiani perseguitati o aggrediti nel mondo.



Spero che quando ci ritornerò, perché sicuramente ci tornerò, le prospettive per il futuro per gli Armeni grandi e piccoli siano più rosee.



Massimo Granata





 



1 Le Krusciovke sono quegli orrendi palazzi costruiti negli anni sessanta in tutta l’URSS, con materiali talmente scadenti che si sgretolano a vista d’occhio;



2 OTSC Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva alleanza militare che lega Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakhistan, Kirghizistan e Tagikistan.




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