lunedì 18 aprile 2011
Esteri
L’ ”operazione Libia” e la Guerra del petrolio...
...ovvero come ridisegnare la mappa dell'Africa (traduzione di un saggio di Michel Chossudovsky)

L’intervento militare condotto dagli Stati Uniti e dalla Nato contro la Libia implica conseguenze geopolitiche ed economiche di notevole portata. La Libia è una delle più grandi economie petrolifere del mondo: detiene il 3,5% delle riserve petrolifere dell’intero globo, cioè più del doppio di quelle degli Stati Uniti. L’ “Operazione Libia” fa parte del programma militare allargato al Medio Oriente e all’Asia Centrale e consiste nell’assumere il controllo per appropriarsi di più del 60% delle riserve mondiali di petrolio e di gas naturale, compresi i tracciati delle pipeline e dei gasdotti. I paesi mussulmani , inclusi l’Arabia Saudita, l’Irak, l’Iran, il Kuwait, gli Emirati Arabi uniti, il Qatar, lo Yemen, la Libia, la Nigeria,l’Algeria,. il Kazakistan, l’Azerbaigian, la Malesia, l’Indonesia, e il Brunei, possiedono tra il 66,2% ed il 75,9% di tutte le riserve di petrolio secondo la fonte e la metodologia di valutazione (Michel Chossudovsky, La “ demonizzazione”dei mussulmani e la guerra per il petrolio, Globalresearch.ca 7 febbraio 2007).
Con i suoi 46,5 miliardi di barili di riserve accertate (più di 10 volte dell’Egitto) la Libia costituisce la più grande economia petrolifera del continente africano, seguita dalla Nigeria e dall’Algeria (Oil and Gas Journal). A titolo di paragone, le riserve di petrolio accertate degli Stati Uniti sono nell’ordine di 20,6 miliardi di barili (dicembre 2008) secondo l’Energy Information Administration (U.S.Crude Oil, Natural Gas and Natural Gas Liquids Reserves). Le stime più recenti valutano le riserve petrolifere della Libia a 60 miliardi di barili e le sue riserve di gas a 1500 miliardi di metri cubi. La sua produzione di petrolio si attesta tra l’1,3 e l’1,7 milioni di barili al giorno, molto al di sotto della sua capacità di produzione. Il suo obiettivo più a lungo termine è quello di produrre 3 milioni di barili di petrolio e 2600 milioni di m3 di gas al giorno, secondo i dati della Compagnia Petrolifera Nazionale.
La BP Statistical (alternativo 2008) stimava da parte sua che le riserve petrolifere accertate della Libia fossero 41.464 miliardi di barili a fine 2007 e ciò rappresenta il 3,34% delle riserve mondiali accertate (Mbendi Oil Gas in Lybia-Overview).
Il petrolio è il “trofeo” delle guerre condotte dagli Stati Uniti e dalla NATO
Un’invasione della Libia con mandato umanitario avrebbe servito gli stessi interessi privati dell’invasione e dell’occupazione dell’Irak nel 2003. L’obiettivo sottostante è quello d’impossessarsi delle riserve di petrolio della Libia, di destabilizzare la Compagnia Petrolifera Nazionale(CPN) e, in ultima istanza,di privatizzare l’industria petrolifera del paese,cioè di trasferire il controllo e la proprietà della ricchezza petrolifera libica in mani straniere. La Compagnia Petrolifera Nazionale è al 25° posto tra le 100 più importanti compagnie petrolifere al mondo (The Energy Intelligence ranks NOC 25 among the world’s Top 100 companies-Libyaonlines.com). L’invasione pianificata della Libia, attualmente in corso, fa parte di un conflitto più vasto, “la guerra per il petrolio”. Quasi l’80% delle riserve petrolifere della Libia si trovano nel bacino del golfo della Sirte ad est della Libia. La Libia ha un’economia sviluppata (Prize Economy). “La guerra va bene per gli affari”.
Wall Street, i giganti anglo-americani del petrolio e i produttori di armi statunitensi ed europei sarebbero stati i benefattori occulti di una campagna militare contro la Libia condotta dagli Stati Uniti e dalla NATO.
Il petrolio libico costituisce una pacchia per i giganti del petrolio anglo-americani. Mentre il valore del petrolio grezzo sul mercato è attualmente ben al di sopra dei 100 dollari al barile, il costo del petrolio libico è estremamente basso , vale (secondo una stima) circa un dollaro al barile. Un esperto del mercato petrolifero lo ha fatto notare in maniera piuttosto critica:
“A 110 dollari (al barile) sul mercato mondiale, un semplice calcolo matematico dà alla Libia un margine di profitto di 109 dollari(al barile)”. (Libya Oil,Libya Oil Country’s $ 109 Profit on $ 110 Oil, Energyand Capital.com,12 marzo 2008).
Interessi petroliferi stranieri in Libia.
Le compagnie petrolifere straniere attive in Libia prima dell’insurrezione comprendevano: la Total francese, l’ENI italiana, la China National Petroleum Corp(CNPC), la British Petroleum, la Hess e Conoco Philips.
Il fatto che la Cina giochi un ruolo centrale nell’industria libica è significativo. La sua Compagnia aveva un totale di 400 impiegati. Gli effettivi cinesi in Libia erano sull’ordine di 30.000. L’ 11% delle esportazioni di petrolio della Libia sono instradati dalla Cina. Mentre non esistono dati sulle dimensioni e sull’importanza della produzione e sulle attività di esplorazione della China National Petroleum Corp, alcune indicazioni lasciano pensare che siano importanti. Più in generale Washington considera la presenza cinese nel Nord Africa come un’intrusione. Da un punto di vista geopolitico la Cina rappresenta uno sconfinamento. La campagna militare diretta contro la Libia è destinata ad escludere la Cina dal Nord Africa.
Il ruolo dell’Italia è altrettanto importante. L’ENI, consorzio petrolifero italiano, produce 244.000 barili di gas e di petrolio e ciò rappresenta il 25% del totale delle esportazioni della Libia(Sky News: Foreign oil firms halt Libyan operations 23 febbraio 2011).
Tra le compagnie statunitensi in Libia, la Chevron e la Occidental Petroleum (Oxy) hanno deciso appena sei mesi fa (ottobre 2010) di non rinnovare i loro permessi per l’esplorazione del petrolio e del gas in Libia(Why are Chevron and Oxy leaving Libya? Voice of Russia 6 ottobre 2010). Per contro nel novembre 2010 la compagnia petrolifera tedesca R.W.DIA E ha firmato un accordo di vasta portata con la Compagnia Petrolifera Nazionale libica che comprendeva l’esplorazione e la condivisione della produzione (Africa News-Libya:German oil firm signs prospecting deal-The Africa News).
La posta in gioco finanziaria e i “bottini” sono estremamente importanti. L’operazione militare ha come scopo smantellare le istituzioni finanziarie della Libia e anche di confiscare i miliardi di dollari in beni attivi finanziari depositati nelle banche occidentali. D’altronde va sottolineato che le capacità militari della Libia, compreso il suo sistema di difesa antiaerea, sono deboli.
Ridisegnare la mappa dell’Africa.
La Libia detiene le più grandi riserve petrolifere del Nord Africa. Lo scopo dell’interferenza degli Stati Uniti e della NATO è strategico: consiste semplicemente nel rubare la ricchezza petrolifera al paese con la copertura di un intervento umanitario. Questa operazione militare mira a stabilire l’egemonia statunitense nel Nord Africa, una regione dominata storicamente dalla Francia e in minima parte dall’Italia e dalla Spagna. Per quel che riguarda la Tunisia, il Marocco e l’Algeria il piano di Washington consiste nell’indebolimento dei legami politici di questi paesi con la Francia e nel fare pressione per l’instaurazione di nuovi regimi politici che abbiano stretti rapporti con gli Stati Uniti. Indebolire la Francia fa parte delle ambizioni imperialiste statunitensi. Si tratta di un processo storico che risale alle guerre d’Indocina.
L’intervento degli Stati Uniti e della NATO che porterà presto o tardi alla formazione di un regime fantoccio statunitense, ha lo stesso scopo di escludere la Cina dalla regione e di scalzare la China National Petroleum Corp. I giganti del petrolio anglo-americani che avevano firmato un contratto di esplorazione nel 2007 con il governo di Gheddafi, tra questi anche BP, fanno parte dei potenziali”beneficiari” della proposta relativa l’operazione militare degli Stati Uniti e della NATO.
Più in generale è in gioco il disegno di una nuova mappa dell’Africa. Un altro processo di divisione neocolonialista , la Riforma dei Confini nella Conferenza di Berlino del 1884 e la conquista dell’Africa da parte degli Stati Uniti , alleati della Gran Bretagna, in un’operazione condotta dagli Stati Uniti e dalla NATO.

Libia: una porta d’entrata strategica dal Sahara verso l’Africa centrale.
La Libia confina con diversi paesi appartenenti alla sfera d’influenza della Francia, tra i quali il Ciad, la Nigeria, l’Algeria e la Tunisia. Il Ciad rappresenta una potenziale economia petrolifera. Exxon Mobil e Chevron hanno vari interessi nel sud del Ciad ivi compreso un progetto di pipeline. Il sud del Ciad è una porta aperta sulla regione che va dal Darfur al Sudan, anche questo strategico, considerata la sua ricchezza petrolifera. La Cina da parte sua,ha interessi petroliferi nel Ciad e nel Sudan. La China National Petroleum Corp ha firmato un accordo di una certa levatura con il governo del Ciad nel 2007. In ragione delle sue vaste riserve di uranio la Nigeria è parimenti strategica per gli Stati Uniti. Attualmente la Francia domina l’industria dell’uranio con il tramite del suo conglomerato nucleare Areva, un tempo conosciuto con il nome di Cogema. Anche la C.N.P.C. ha un interesse nell’industria dell’uranio nigeriano. In generale, la frontiera sud della Libia è strategica agli Stati Uniti per la loro ricerca di una più vasta sfera d’influenza nell’Africa francofona, un ampio territorio che ricopre il nord, il centro e l’ovest del continente. Storicamente questa regione apparteneva agli imperi coloniali della Francia e del Belgio e le sue frontiere sono state disegnate dalla Conferenza di Berlino del 1884.
Gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo passivo nella Conferenza di Berlino del 1884. Questa nuova divisione del continente africano nel 21°secolo fondata sul controllo del petrolio, del gas naturale e dei minerali strategici (cobalto,cromo,manganese, platino e uranio) favorisce principalmente gli interessi privati anglo-americani dominanti. L’interferenza degli Stati Uniti nel Nord Africa ridefinisce la geopolitica di un’intera regione. Questa fa tremare la Cina mettendo in ombra l’influenza dell’Unione Europea. Tale nuova suddivisione del continente riduce non solo il ruolo dei vecchi poteri coloniali nel Nord Africa (incluse Francia e Italia) ma fa anche parte di un processo allargato che mira a soppiantare e ad indebolire la Francia (e il Belgio) su una vasta area del continente africano. I regimi fantocci statunitensi sono stati istaurati in svariati paesi africani che un tempo erano nella sfera dì influenza della Francia ( e del Belgio) e tra questi c’è la Repubblica democratica del Congo e del Ruanda. Viene pianificato che parecchi paesi dell’Africa occidentale(compresa la Costa d’Avorio) diventino paesi mandatari degli Stati Uniti. D’altronde, l’Unione Europea dipende enormemente dal flusso di petrolio libico: l’85% di questo viene venduto a paesi europei. Con la guerra alla Libia l’approvvigionamento di petrolio nell’ Europa occidentale diventa maggiormente difficoltoso e colpisce seriamente l’Italia, la Francia e la Germania.Il 30% del petrolio italiano e il 10% del suo gas vengono importati dalla Libia. Il rifornimento del gas libico avviene attraverso il gasdotto Greenstream nel Mediterraneo.
Conclusioni.
Attraverso un’intensa disinformazione, i media dominanti sono complici nel giustificare un programma militare che, se attuato, non avrebbe soltanto conseguenze devastanti per gli abitanti della Libia: tutto il mondo ne risentirebbe gli effetti sociali ed economici. Attualmente esistono tre scenari di guerra distinti nel grande Medio Oriente ed in Asia Centrale: la Palestina, l’Afghanistan e l’Irak. Un quarto scenario di guerra è nato nel Nord Africa con l’attacco alla Libia che comporta il rischio di una escalation militare.
L’opinione pubblica deve conoscere le intenzioni nascoste dietro queste presunte imprese umanitarie che i capi di stato e di governo dei paesi della NATO proclamano come “guerra giusta”. La teoria della guerra giusta sia nella versione classica che in quella contemporanea, sostiene che la guerra sia un’ “operazione umanitaria”. Si appella all’intervento militare su basi etiche e morali contro gli “Stati canaglie”e contro i “terroristi islamici”. La teoria della guerra giusta demonizza il regime di Gheddafi fornendo un mandato umanitario all’intervento militare degli Stati Uniti e alla NATO. I capi di Stato e di governo dei paesi NATO sono gli architetti della guerra e della distruzione in Irak e in Afghanistan. In una logica completamente distorta, vengono presentati come la voce della ragione in quanto rappresentanti della “comunità internazionale”. La realtà è sotto sopra. Un intervento umanitario è sferrato da criminali di guerra in alto loco e questo sono i guardiani incontestati della teoria della guerra giusta.
Abu Ghraib, Guantanamo, le perdite civili nelle città e nei villaggi pakistani dovute agli attacchi dei droni ordinati dal presidente Obama non arrivano alla prima pagina dei giornali non meno dei due milioni di civili morti in Irak. Non esiste nulla di peggio di una “guerra giusta”. Bisogna capire la storia dell’imperialismo statunitense. Il rapporto del 2000 denominato Project for the New American Century (PNAC) intitolato:”Rebuilding America’s Defenses” reclama l’inizio di una lunga Guerra , una Guerra di conquista. Una delle componenti importanti di questo programma militare consiste nel “lottare e vincere in modo decisivo le guerre multiple in scenari simultanei”.
L’ “Operazione Libia” fa parte di questo processo. Si tratta di un altro scenario nella logica di ”guerra di scenario simultaneo” del Pentagono. Il documento PNAC riflette fedelmente l’evoluzione della dottrina militare degli Stati Uniti dal 2001. Gli Stati Uniti prevedono di venir coinvolti simultaneamente in più scenari di guerra in diverse regioni del mondo. Confermando che l’obiettivo è quello di proteggere il paese, la “sicurezza nazionale”degli Stati Uniti, il rapporto PNAC spiega chiaramente perché queste guerre multiple di scenario sono necessarie. La giustificazione umanitaria non viene menzionata.
Quale è il fine della tabella di marcia militare degli Stati Uniti?
La Libia è stata individuata perché è uno di quei paesi fuori dalla sfera d’influenza degli Stati Uniti in quanto non si è adeguata alle istanze statunitensi. La Libia è un paese selezionato nel quadro di una “tabella di marcia”militare che comporta”guerre multiple in scenari simultanei”.Per citare l’ex comandante della NATO Wesley Clark. Nel 2001 al Pentagono un ufficiale dello stato maggiore della dirigenza ha avuto il tempo di fare una chiacchierata (con lui): ”Si, ci stava sempre orientando verso un confronto con l’Irak” ha affermato. Ma c’è di più. “Tutto questo era diventato l’oggetto di discussione nella pianificazione di una campagna di cinque anni” diceva”durante la quale trovammo in tutto sette paesi , a cominciare dell’Irak, poi la Siria, il Libano, la Libia,l’Iran,la Somalia e il Sudan”(Wesley Clark, Winning Modern Wars,p.130).


Michel Chossudovsky

Globalresearch.ca

Traduzione per Appunti di Roberto Bazzan



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