venerdì 20 agosto 2010
Cultura e società
Consigli per gli acquisti?
Il ruolo della pubblicità nell’imbarbarimento dei costumi



Non voglio con questo mio intervento addentrarmi nel mare magno delle strategie di comunicazione o nell’analisi del mondo dei media o del villaggio globale, non sono McLuhan né ho approfondito i suoi studi in materia. Queste sono considerazioni che nascono dalla pura e semplice osservazione dei messaggi pubblicitari che quotidianamente affliggono la nostra esistenza diventando pars magna del tempo dedicato al relax. L’osservazione quotidiana impostami dai fatti del fenomeno mi ha portato a considerare che ormai l’esistenza stessa dei mezzi di comunicazione di massa sia funzionale alla trasmissione di messaggi pubblicitari. Giornali e trasmissioni televisive o radiofoniche non hanno più un senso in se stesse ma esistono solo come contenitore accattivante per i messaggi pubblicitari che contiene. Se questo può apparire meno chiaro per i quotidiani, che pero attraggono una minima parte dei destinatari dell’aggressione pubblicitaria, è però evidente gia solo sfogliando un qualunque settimanale di informazione che su un centinaio e più di pagine di massa cartacea ne sfoggia almeno tre quarti di messaggi pubblicitari lasciando il quarto residuo agli articoli i quali comunque non dovranno dare fastidio agli sponsor, essendo chiaro che la fonte di guadagno dell’editore non è la vendita del prodotto ma quella degli spazi pubblicitari, tanto è vero che prosperano ormai decine di settimanali e quotidiani distribuiti gratuitamente.
Se si passa poi al mezzo televisivo la cosa appare ancora più evidente se si considerano oltre ai classici spot, che già occupano una parte rilevante dei tempi di trasmissione, i siparietti pubblicitari, cattiva imitazione dei vecchi caroselli, e le sovrimpressioni che di tanto in tanto compaiono, soprattutto sugli avvenimenti sportivi che per ovvie ragioni non possono essere interrotti più di tanto.
Questa subalternità del programma alla pubblicità ha poi come conseguenza lo scadimento del programma stesso. Come tutti avrete notato, la qualità dei programmi trasmessi in prima serata, cioè nel periodo di massimo affollamento pubblicitario, è diventata via via più scadente che mai mentre i programmi più intellettualmente accattivanti e stimolanti vengono trasmessi a tarda notte. Ci si è detto che ciò accade per via dell’audience, cioè per il fatto che gli spettatori preferiscono questo genere di programmi. In realtà non è lo spettatore che educa il mezzo ma esattamente il contrario. In altri tempi, quando lo spazio pubblicitario era limitato a carosello, la proposta culturale, anche di intrattenimento, in prima serata era ottima ed aveva audience paragonabili a quelli delle schifezze attuali. Il fatto è che la trasmissione contenitore va adeguata al livello intellettuale miserrimo degli spot pubblicitari che contiene. Che nella maggioranza dei casi e fatto di ripetitività pavloviana di slogan e di piccoli artifizi truffaldini malamente mascherati. Il salto culturale tra una commedia di Eduardo de Filippo o di Moliere o anche di un concerto di Paolo Conte e Belen Rodriguez sculettante a fianco di DeSica (figlio!) cafoneggiante sarebbe traumatico. Lo spettatore potrebbe comprendere che lo prendono per i fondelli, che le banche e le assicurazioni non fanno gli interessi dei clienti, che le insalate conservate sotto plastica sono schifezze e che per le compagnie telefoniche il vocabolo “gratis” non è contemplato nel dizionario. Ma se lo spot è contenuto nel grande fratello o in una di quelle trasmissioni pseudoscientifiche con tesori dei templari e dischi volanti le differenze non appaiono perchè non ci sono. Contenitore e contenuto fanno parte dello stesso imbroglio mediatico. Ed così che l’imperativo a vendere ad ogni costo, caratteristico delle società liberali dell’occidente, ne corrompe i costumi, ne abbassa il livello generale di morale e cultura e alla fine le condurrà al tracollo.

Massimo Granata





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