venerdì 26 maggio 2023
Politica e economia
Giorgia Meloni e l’illusione sovranista
In un paese a sovranità limitata cercare padrini può essere indispensabile.

Confesso che l’origine di queste poche considerazioni è stata la voglia di dare una tirata di orecchi alla signora Giorgia Meloni per la balzana idea di mandare la squadra navale della nostra mini-portaerei Cavour a pattugliare l’Indo Pacifico, in funzione anticinese, a supporto dello Zio Sam. Poi la balzana idea è rientrata, o quantomeno è stata rinviata a fine anno e di qui ad allora molta acqua sarà passata sotto ai ponti. Nell’intento poi costruire un quadro in cui inserire la vicenda la mia prospettiva è mutata e si è palesata una logica nell’attivismo internazionale della nostra Premier. Non ho mai stimato molto le capacità della signora Meloni. Sono tuttora convinto che il suo orizzonte non vada aldilà di Trastevere ma devo ammettere che è un animale politico astuto e che quindi si sia affidato a dei valenti, per quanto schierati consiglieri che le hanno suggerito le mosse sino ad ora attuate. Il suo ingresso nell’Aspen Institute, il più conservatore di questi consessi para massonici, o super massonici se si vuole, i legami con il partito repubblicano USA e gli incontri con i vertici del mondo anglosassone di cui i diffusi rapporti con Londra sono una cartina al tornasole, dimostrano che questi consiglieri l’hanno informata e convinta che un paese a sovranità limitata come il nostro ha bisogno di potenti padrini. E il nostro e sicuramente un paese con una sovranità fortemente limitata e non da ora ma addirittura dai tempi del processo pomposamente descritto come “risorgimento”. La prendo alla lontana ma è necessario per comprendere la situazione. L’Italia, ovvero all’inizio il Regno di Sardegna che avrebbe occupato, manu militari il resto della penisola, fu sin dal 1855, con la partecipazione alla guerra di Crimea, un protettorato delle massonerie anglo-francesi. Questo condominio divenne una esclusiva britannica quando nel 1860 l’espansione del Piemonte non si limitò all’Italia del Nord, come previsto dalla partecipazione dei Napoleone III alla campagna contro l’Austria ma si estese con la spedizione di Garibaldi (1) nel Regno delle due Sicilie e con l’aggressione sabauda allo Stato Pontificio. L’aggressione al sud, infatti, fu una operazione strettamente britannica a cui il regno unito partecipò direttamente inviando in Sicilia truppe coloniali mascherate da Garibaldeschi. L’operazione fu dovuta, non certo al desiderio di vedere una Italia unita ma, oltre a considerazioni economiche, come il tentativo della corte di Napoli di riappropriarsi del reddito delle solfatare siciliane (2) divenuto monopolio britannico in era napoleonica, anche dall’apertura alla flotta dello Zar dei porti duosiciliani mentre tra Londra e Sanpietroburgo era in corso quello che gli storici chiameranno il “Grande Gioco” (3). Il controllo di Londra sull’Italia continuerà anche in seguito e avrà il suo sviluppo con il via libera alla presa di Roma nel momento n cui la Francia, ufficialmente protettrice dello Stato Pontificio, era in grave difficoltà nella guerra con la Germania. La Prima guerra mondiale vide un evidente intervento britannico per spingere l’Italia a cambiare alleanza e ad uscire dalla neutralità. La deriva interventista di Mussolini, che solo 4 anni prima si era fatto arrestare per la sua campagna contro la guerra contro l’Impero Ottomano per la conquista della Libia, ebbe sicuramente anche ragioni finanziarie e successivamente, come risulta dall’archivio desecretato di Sir Samuel Hoare, responsabile dalla intelligence militare britannica in Italia (4), fu proprio sul futuro Duce che, dopo il disastro di Caporetto, gli inglesi puntarono per impedire una pace separata di Roma con gli Imperi Centrali. Questa collaborazione col fascismo sarebbe continuata sino all’impresa etiopica ed è probabile che sia ripresa subito dopo quando l’intervento italiano in Spagna a sostegno di Franco non fu sicuramente invisa agli ambienti conservatori di Londra che sicuramente non vedevano di buon occhio la nascita di una repubblica popolare alle spalle di Gibilterra. Se mussolini era un alleato scomodo ma in debito la corte sabauda era invece strettamente dipendente dalla corona e dalla city di Londra come si può dedurre da diversi episodi e dall’ignobile comportamento nella vicenda dell’armistizio e successiva fuga nel settembre del 43. A guerra terminata furono gli inglesi a determinare la sorte dell’impero coloniale italiano (5) e con il trattato di pace del 47, le cui clausole segrete sono tuttora tali a 75 anni dalla stipula, il condominio anglo-americno sull’Italia, in cui gli USA erano il braccio e Londra la mente, divenne definitivo sino ai giorni nostri (6). Con la Brexit pare che l’interesse britannico nei nostri confronti sia calato e che la tutela sull’Italia sia stata lasciata ai francesi e lo sciagurato “Trattato del Quirinale” ne sarebbe la testimonianza giuridica (7). Si spiegherebbero così i tentativi del presidente del consiglio di ritornare all’ombra dell’union jack (8) e i continui scontri con Parigi.

Questa scelta di sudditanza consigliata al governo affronta, visti i tempi che corrono, una sfida oltremodo rischiosa. Quando (9) la Federazione Russa deciderà di trasformare l’”Operazione militare speciale” in corso in Ucraina in una guerra contro il reale avversario e cioè le potenze talassocratiche anglosassoni, cosa che provocherà l’implosione della NATO, l’essere legati a filo doppio con Londra potrebbe essere esiziale per la sopravvivenza del proprio potere. A meno che il calcolo non sia che scardinata l’alleanza atlantica nell’Europa continentale la Russia si accontenti di aver eliminato la minaccia alle porte di casa e quindi l’Italia rimanga l’ultimo punto di appoggio e da questo ricavare crediti per una più ampia indipendenza. Sempre che l’idea non sia quella di seguire l’esempio storico e, come nel 1915 e nel 1943, cambiare campo e saltare sul carro del vincitore. Auguriamo, non all’inconsapevole onorevole Giorgia Meloni, ma ai suoi consiglieri di aver fatto la scelta giusta.



Scipione Emiliano



1 A proposito dei “mille” è significativa la vicenda di Ippolito Nievo lo scrittore incaricato dell’intendenza della spedizione, scomparso in mare con tutta la nave che lo portava il 5 marzo 1861, durante la navigazione da Palermo a Napoli, il piroscafo Ercole fece naufragio, perirono tutte le persone imbarcate e né relitti né cadaveri furono restituiti dal mare.

Le circostanze del naufragio vengono indagate un secolo dopo dal discendente Stanislao Nievo, che ne ricava anche un romanzo, avanzando l'ipotesi che il naufragio sarebbe stato causato da un attentato, il cui movente potrebbe essere la volontà di nascondere il ruolo giocato da finanziamenti internazionali, in particolare del Regno Unito, a favorire la spedizione dei Mille.



2 Lo zolfo era all’epoca una delle componenti fondamentali per la produzione della polvere da sparo.

3 Per una visione generale su quello che fu lo scontro tra Impero Britannico e Impero Russo si lega “Il Grande Gioco” di Peter Hopkirk, edizioni Adelphi 2014.

4 Sui rapporti tra Inglesi e Fascismo “Nero di Londra” di Cereghino e Fasanella Chiarelettere editore 2022.

5 Nel 1947 non ostante sia gli USA che l’URSS fossero favorevoli alla conservazione dell’impero coloniale italiano e Parigi fosse indifferente l’opposizione britannica fece si che si conservasse solo l’amministrazione fiduciaria della Somalia. Sull’argomento di Urbano e Vassori “Mogadiscio 1948, il Mulino 2019.

6 Non a caso la svendita del patrimonio pubblico italiano e stata decisa sul panfilio personale di Sua Maestà Britannica, il Britannia.

7 Già nelle sue clausole pubbliche, se ve ne sia no di segrete non lo sapremo forse mai, il “Trattato del Quirinale” regala alla Francia vantaggi non compensati come ad esempio la cessione di zone di pesca nelle aree piu pescose del Mar Ligure e del Tirreno.

8 Un controllo per altro mai sfuggito completamente vista la presenza in Italia delle forze armate delle 13 colonie, ora molto più numerose, ritornate sotto il mantelle britannico con la nascita del “deep state” ad opera della Fondazione Rhodes, della Round Table e della Fabian Society.

9 Dico “quando” e non “se” perché la classe dirigente russa ma anche l’intero popolo russo hanno capito benissimo che è in gioco la loro sopravvivenza come nazione, come popolo, come stile di vita e come cultura. Per i Russi questa è una nuova “Grande guerra patriottica”




sabato 27 maggio 2023
Un intervento di quadro globale esaustivo. Mi manca l'ultimo passaggio, dai per scontata la vittoria russa e ritieni possibile una inversione ad "U" col passaggio nel raggio d'azione russo? Col rischio di un possibile nuovo "caso Moro" o meno drammaticamente un "caso Craxi"?

mercoledì 31 maggio 2023
In risposta al commento precedente faccio notare che la Russia non può perdere se no cesserebbe di esistere e posta di fronte a questa alternativa scatenerebbe una guerra nucleare totale e per mera estensione territoriale è l'unica nazione al mondo che può vincerla

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