lunedì 1 maggio 2023
Politica e economia
C’è ancora un Giudice a Berlino?
E soprattutto quanti mugnai Arnold sono ancora in circolazione?

Nel libro Il Regno di Federico di Prussia, detto il Grande scritto da Enrico Broglio nel 1880, politico italiano che fu prima Ministro dell’Istruzione e poi dell’Agricoltura e dell’Industria, si legge una storiella interessante. Nel volume Broglio racconta la vicenda del mugnaio Arnold di Sans-Souci e della sua lotta per ottenere giustizia contro i soprusi di un nobile, ed è qui che troviamo la frase «ci sono ancora dei giudici a Berlino». Il mulino dove lavorava Arnold era stato affittato alla sua famiglia da generazioni ed era di proprietà del Conte di Schietta. Un giorno del 1770 il Barone Von Gersdorf volle costruirsi una peschiera e deviò gran parte dell’acqua che alimentava il mulino. A causa di questo, il mugnaio non riuscì più a macinare il grano e a pagare l’affitto per il mulino. Disperato si rivolse ai giudici ma essi erano stati corrotti e diedero sempre ragione al barone. Arnold non si diede per vinto, rifiutò ogni compromesso e decise di rivolgersi al giudice supremo, il sovrano Federico il Grande, andando fino a Berlino. Esaminando il caso, Federico diede ragione al mugnaio e incarcerò i giudici corrotti. Di questa storia (vera) esistono altre varianti, ma tutte vedono come protagonista il coraggioso mugnaio che alla fine vede trionfare la giustizia grazie a magistrati integerrimi e che quindi pronuncia la famosa frasee “c’è ancora un Giudice a Berlino”..



La vicenda del mugnaio Arnold mi torna in mente tutte le volte che ripenso ai tre anni di gestione della “pandemia” di Covid Sars 2 ed alla successiva campagna vaccinale. Vi sono stati fatti gravissimi che ora in parte, grazie ai pochissimi giornalisti onesti e coraggiosi di cui ancora disponiamo, stanno emergendo (chi voleva però poteva conoscerli anche molto prima. Ne faccio una rapida carrellata:



- il consiglio (rectius l’imposizione) di evitare le autopsie dei deceduti con la diagnosi di Covid ha impedito ai sanitari ci capire subito la natura trombotica dell’infiammazione polmonare ritardando di almeno tre mesi l’adozione di terapia adeguate causando migliaia di morti;



- il protocollo di cura imposto dal Ministero della Salute (su suggerimento di chi?) consistente in tachipirina e vigile attesa. Un protocollo a dir poco inadeguato visto che la tachipirina ha una valenza pro-infiammatoria e la “vigile attesa” (attesa di che?) non ha mai guarito una polmonite atipica come quella causata dal Covid;



- la cifra dei morti a causa della pandemia gonfiata con il trucchetto di conteggiare come deceduti per covid pazienti morti per altre patologie, ma positivi al Coronavirus. Il tutto per diffondere un clima di terrore che inducesse la popolazione ad accettare senza resistenze l’introduzione di uno stato di emergenza che prevedeva intollerabili e ingiustificate limitazioni alle libertà individuali costituzionalmente garantite;



- la gestione degli ammalati di Covid in diversi ospedali è stata a dir poco sconcertante fino ad arrivare a forme mascherate di eutanasia.



Sui vaccini poi ancora peggio.



Il sistematico occultamento degli effetti collaterali del “sacro siero” è impressionante. E’ sufficiente guardare i manifesti funebri per capire che qualcosa di drammatico sta avvenendo, visti i quotidiani decessi di quarantenni e cinquantenni, mentre migliaia di persone sono state colpite da patologie croniche che ne stanno alterando in misura pesante la qualità della vita. Il tutto a causa di un vaccino che si è dimostrato di ben scarsa efficacia a prevenire il contagio (“funzionicchia” ha sentenziato uno dei suoi maggiori sostenitori che peraltro il covid se lo è beccato lo stesso). Un vaccino che è stato reso obbligatorio e imposto criminalizzando chi si mostrava scettico e privandolo del lavoro e dello stipendio fino ad adempimento del “sacro rito” della vaccinazione.



In questi fatti sono senz’altro ravvisabili reati anche gravissimi sui quali la Magistratura avrebbe il dovere di aprire fascicoli su fascicoli. In realtà fino ad oggi vi è una sola inchiesta ed ha ad oggetto la mancata proclamazione di zona rossa nella provincia di Bergamo. Un’inchiesta che sembra preludere ad un’assoluzione generale della nostra classe politica (fatta forse eccezione di qualche esponente locale della Lega da utilizzare come capro espiatorio).



Certo l’inerzia dei Magistrati lascia perplessi, ma non è solo colpa loro. Tutti i media (con la sola eccezione della “Verità”) sono responsabili di questo assordante silenzio. E ne sono responsabili anche le vittime (o i loro parenti) che non hanno fatto e non stanno facendo i doverosi collegamenti e quindi non hanno sommerso l’AIFA di segnalazioni e le Procure di denunce.



Abbiamo bisogno di tanti Giudici come i Magistrati di Berlino, ma anche di tanti mugnai Arnold.



Mario Villani





 



 




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