lunedì 30 gennaio 2023
Esteri
Un anno dopo
A quasi un anno dall’inizio della Operazione Militare Speciale facciamo il punto sulla situazione internazionale, sui fronti e sulla partecipazione della NATO al conflitto.

Sanzioni e attività diplomatica

Le provocazioni continue, culminate nel tentativo di rivoluzione colorata in Kazakistan, che il “deep state” USA ha posto in essere allo scopo di provocare la inevitabile e improcrastinabile reazione di Mosca, culminata nell’avvio della “Operazione Militare Speciale” in Ucraina, trovano le loro ragioni profonde nella geopolitica di Halford Mackinder che vede le potenze Talassocratiche che dominano il Rimland impossibilitate ad avere il pieno controllo del mondo se una potenza rivale domina l’Herartland. La 'Heartland era descritta da Mackinder come il territorio delimitato ad ovest dal Volga, ad est dal Fiume Azzurro, a nord dall'Artico e a sud dalle cime più occidentali dell'Himalaya. All'epoca, tale zona era quasi interamente controllata dall'Impero russo. Questa impostazione diede luogo a quello che nell’Ottocento venne chiamato “Il grande gioco” e cioè la sfida continua che l’impero britannico porto a quello russo nell’asia centrale. Questa impostazione venne riassunta dalla politica USA dopo il crollo dell’URSS e teorizzata nelle opere di Zbigniew Brzezinski, politologo statunitense di origine polacca che fu una, con Henri Kissinger, delle teste pensanti del Council on Foreign Relations, il club privato che “ispira” dall’inizio secolo scorso, le decisioni della politica estera americana. Finalmente questa impostazione venne adottata dai cosiddetti “Neocon” estensori del “Progetto per un nuovo secolo americano”. In poche parole si trattava di isolare politicamente economicamente e finanziariamente la Russia in modo da provocarne il tracollo e la successiva frantumazione i tanti piccoli stati così come si era ottenuta la dissoluzione dell’URSS. L’arma che doveva ottenere questo risultato erano ovviamente le sanzioni, illegali perché non decretate dal consiglio di sicurezza dell’ONU. Le sanzioni decise dagli USA e dalla UE all’indomani del 24 febbraio 2022 erano durissime e andavano a sommarsi a quelle implementate negli 8 anni precedenti dopo il ritorno della repubblica di Crimea nella Federazione Russa. Ad un anno circa dall’inizio di questa operazione appare evidente il suo parziale fallimento. I decisori americani hanno evidentemente sottovalutato due fattori. In primo luogo, Mosca ha avuto 8 anni per prepararsi a queste eventualità e lo ha fatto. In secondo luogo, l’isolamento internazionale e fallito visto che i BRICS, Brasile, India, Cina, e Sudafrica, che rappresentano quasi metà della popolazione mondiale, non hanno aderito all’isolamento economico, diplomatico e finanziario della Russia. Ad essi si sono uniti il Pakistan, l’Iran, l’Algeria, l’Egitto, ovviamente la Siria e l’Iraq e molte nazioni dell’africa sub sahariana, nonché molti paesi dell’America latina. Persino Turchia e Ungheria, paesi NATO, avendo più a cuore i propri interessi di quelli degli USA, non hanno aderito all’isolamento economico. Molti altri paesi, alcuni come l’Arabia Saudita strettissimi alleati di Washington, sono rimasti alla finestra a guardare. Il solo successo ottenuto da questa strategia si è verificato nella UE dove una schiera di politici privi di attributi sia mentali che virili si è affrettata a decretare la rovina delle proprie economie nazionali per ubbidire a i Diktat delle potenze anglosassoni. In complesso però le sanzioni sono state, ad ora un fallimento, tanto che la Russia nel 2022 ha guadagnato posizioni entrando nel gruppo delle prime 10 economie mondiali.



La situazione sul terreno in Ucraina

La situazione sul terreno in Ucraina diventa ogni giorno più favorevole alle forze armate della Federazione Russa. Dopo un’estate che ha visto diversi riposizionamenti delle forze russe, che hanno portato all’abbandono di territori difficilmente difendibili per l’esiguità delle forze ivi posizionate e dopo lo stallo autunnale dovuto alle condizioni climatiche che rendono impraticabili i terreni, le forze del Kremlino hanno ripreso l’iniziativa su tutto il teatro. Continua la strategia di una battaglia di usura molto simile a quelle della Prima guerra mondiale. Ciò è dovuto al fatto che negli 8 anni precedenti le forze ucraine hanno avuto il modo di creare diverse linee fortificate appoggiate sulle strutture delle aree industriali ,delle città per cui una loro occupazione d’assalto comporterebbe perdite elevatissime che i comandi russi non ritengono sensato affrontare. Questo comporta che ogni avanzata sia preceduta da intense preparazioni di artiglieria che provocano ingenti perdite nelle forze ucraine. Comunque, con l’arrivo dei geli invernali, sul fronte più caldo, quello di Artemovsk le forze russe hanno fatto un significativo passo in avanti con la conquista di Soledar il che rende più vicino il completo accerchiamento del caposaldo ucraino sul cui fronte sono raggruppati ben 43 battaglioni di Kiev, anche se ormai a ranghi ridotti per le perdite subite. Sul fronte sud, dove la propaganda occidentale diceva probabile una offensiva ucraina verso Mariupol per tagliare il collegamento terrestre con la Crimea, è invece iniziata una avanzata russa verso Zaporižžja, allo stato attuale molto prudente, non per un efficace contrasto da parte delle forze di Kiev ma verosimilmente perché i Russi attendono la caduta di Artemovsk per essere coperti sul fianco destro. Sul resto del paese continua l’offensiva delle forze aerospaziali russe contro le infrastrutture cosa che sta rendendo problematica la logistica delle forze ucraine.

La guerra della NATO

La partecipazione della Nato allo sforzo bellico ucraino è costante ma con risultati poco significativi. La capacità delle scorte occidentali di sostenere la distruzione sistematica di mezzi sul fronte è ormai in via di esaurimento e non possono sopperirvi capacità industriali di produzione che, se si escludono gli USA, sono ridotte ai minimi termini in quanto strutturate per produzioni sul lungo periodo e non per quantità adeguate a supportare uno sforzo bellico in atto. La recente decisione di fornire MBT Leopard II, Abrams M1 e Challenger II all’ucraina è da considerarsi ridicola e per i numeri esigui (si parla di circa 200 mezzi in totale, ma quelli confermati non arriverebbero a 100) e per il fatto che si tratterebbe di mezzi delle prime serie e quindi certamente non allo stato dell’arte. Vi è poi il fatto che si tratta di mezzi totalmente diversi da quelli, ex sovietici, che erano in dotazione alle forze corazzate di Kiev. Diversa la dotazione elettronica diverso il munizionamento, per cui occorrerà agli equipaggi un addestramento di almeno 6 mesi per raggiungere la capacità operativa iniziale, il che significa per imparare a guidarli in formazione. Va da se che anche la logistica, dati tre tipi di carri diversi, con motorizzazioni e armamento diversi, ne verrà oltremodo complicata.



Alla fine della guerra Hitler favoleggiava delle risolutive Wunderwaffen chissà cosa racconterà in merito Zelensky dal palco di San Remo



Pyotr Stolypin




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