Le forze armate di TelAviv continuano nella loro campagna di provocazioni al confine con il Libano nella speranza di una reazione che le legittimi nella loro finzione di eterne vittime delle aggressioni altrui.
Quanto e accaduto il 4 agosto nei pressi della cittadina di Adaissa, al confine tra il Libano e l’alta Galilea è solo l’ennesimo episodio di una continua serie di violazioni poste in essere da Israele nei confronti della sovranità territoriale del paese dei cedri. La gravità dell’episodio non sta tanto nel numero delle vittime rimaste sul terreno, quattro da parte libanese e una israeliana, ma nell’ennesimo tentativo delle forze armate ebraiche di installare su territorio altrui un sistema di sorveglianza che avvantaggi Tsahal allorquando deciderà di riattraversare il confine per chiudere la partita col Libano sottraendogli il territorio sino al fiume Litani e le acque dello stesso come era nei programmi sionisti gia dal 1948 e successivamente nelle aspirazioni dei dirigenti di TelAviv, da Ben Gurion ai suoi odierni successori. Se lo scopo dell’azione dei genieri israeliani fosse stato solo l’abbattimento di un albero probabilmente non ci sarebbe stata reazione ma il taglio era preordinato alla istallazione di un sistema di telecamere che controllassero il territorio libanese circostante. Inoltre questa nuova provocazione veniva dopo che nei mesi scorsi erano stati scoperti dalle pattuglie dell’esercito libanese sottosistemi di un sistema di rilevamento di movimento ben in profondità oltre il confine del Libano, dopo le continue infiltrazioni di pattuglie Israeliane nel territorio libanese sino alla periferia di Sidone e dopo che a più riprese, come stigmatizzato anche dal comando dell’UNIFILl, la contraerea era dovuta intervenire contro i velivoli con la stella di Davide che sconfinano con voli di ricognizione nello spazio aereo di Beirut.
Tutti questi episodi non hanno in nessun caso coinvolto Hezbholla, che nella vulgata trasmessaci dai nostri organi di disinformazione sembrerebbe essere la minaccia principale alla pace sul confine tra i due paesi. Minaccia per scongiurare la quale migliaia di sodati europei, tra i quali i nostri, stazionano sul confine ma solo, chissà perché, dalla parte libanese della linea di demarcazione.
Che tutto questo attivismo sia il prodromo ad una nuova aggressione contro il libano non solo è possibile ma anche molto probabile. I segnali minacciosi di queste intenzioni trapelano dalle ripetute dichiarazioni rese dai dirigenti sionisti tendenti ad incolpare Siria e Partito di Dio di preparativi aggressivi che se reali sarebbero folli in quanto, Hezbholla in specie, avrebbe qualche probabilità di bissare il successo del 2006 solo in quanto riproponesse, in caso di guerra, la strategia di logoramento difensivo, delle truppe ebraiche avanzanti sul suo territorio, allora risultato vincente.
La probabilità di una nuova campagna si evince anche dal continuo tentativo di infiltrare reti spionistiche ai massimi livelli delle forze armate di Beirut e nei gangli delle infrastrutture libanesi di comunicazione, informazione e gestione dati. E’ dei mesi e dei giorni scorsi l’arresto di 25 personaggi ritenuti dai servizi segreti libanesi al soldo di Israele. Tra questi due alti ufficiali Cristiani, un colonnello sunnita, un membro dei servizi di sicurezza del partito Amal, tre dirigenti della compagnia di telecomunicazioni Alfa e personaggi del mileu spionistico internazionale come il franco afgano Karim Pakzad e la olandese Inneke Botter, purtroppo sfuggita alla cattura, che risulta in posizioni di rilievo in molte compagnie di telecomunicazioni operanti nei luoghi caldi del mondo come Caucaso e Kossovo ed è stata indicata dall’SVR russo come collegata alla mafia georgiana.
Un altro indizio che a TelAviv si pensi ad una chiusura dei conti con i confinanti a nord, esercito regolare o milizie sciite che siano è dato dalla realizzazione, a tempi di record, da parte dell’industria militare israeliana di un sistema di difesa dai razzi di artiglieria a breve e media portata, quelli che costituirebbero il principale sistema di rappresaglia da parte di Hezbholla in caso di attacco al Libano. Questo sistema costituito da rampe mobili e quindi facilmente dislocabili è composto da due sottosistemi dei quali uno denominato IRON DOME è già operativo ed è stato presentato al salone parigino Eurosatory, testato nel deserto del Negev, pare con buoni risultati, ed è destinato a contrastare i razzi tipo katiusha con gittata tre i 4 e i 70km. Il secondo sottosistema denominato DAVID SLING è in corso di sviluppo da parte della Rafael in collaborazione con la ditta americana Rayteon, leader del mondo occidentale nella costruzione di sistemi antiaerei e antimissile. Questo secondo sottosistema dovrebbe intercettare gli ordigni a medio raggio, quelli con gittata tre i 70 e i 170 km.
Uno dei problemi che affliggono lo stato maggiore di TelAviv è infatti la tenuta del fronte interno a fronte del lancio massiccio di razzi d’artiglieria sulle città. Attività in cui i miliziani del partito di Dio hanno dimostrato di eccellere nel 2006.
Una volta che lo schieramento dei sistemi antimissile fosse completato, e dovrebbe esserlo a breve stante le specifiche assegnate alle ditte nel 2008 perché ciò avvenga al più tardi in due anni, è probabile che si assista alla quarta campagna, in trenta anni, in cui la quinta potenza nucleare della terra dovrà difendersi dall’aggressione dei “potentissimi” confinanti libanesi.
Superior stabat lupus…
Scipione Emiliano