venerdì 16 luglio 2010
Cultura e società
Virus
Si stanno diffondendo strane patologie e persino Veronesi sembra essere stato contagiato

Mi sembra di averlo già detto, ma per sicurezza lo ripeto: odio il computer, di un odio profondo. Non capisco come ci si possa consegnare così volentieri alla schiavitù informatica, e sono contento di poterlo trascurare anche per lavoro. Ma se c'è una categoria di persone che non riesco a comprendere con le normali categorie del buon senso e della logica aristotelica sono quelli che lo usano nel tempo libero, come ricreazione, come divertimento. Che divertimento ci troveranno mai a chattare, come si usa dire, con uno sconosciuto, rincoglionito come loro, dall'altra parte del globo terracqueo, quando poi magari non conoscono neanche il dirimpettaio, anzi magari lo guardano anche male perchè ogni tanto è un pò rumoroso, e un paio di volte gli ha anche soffiato il posteggio sotto casa.Oppure, attualmente il top del top, che gran figata facebook! "Tu sei su facebook, vero?" Potevi dirmi che ho la faccia da cretino e andavo via più contento. No che non ci sono su facebook! Sono entrato una volta per pressante invito di una mia amica che insisteva perchè andassi a vedere le sue foto e mi sono ritrovato schedato come uno spacciatore nei casellari della Polizia; volevo liberarmi ma non ci sono riuscito, e di questa cosa mi dolgo e mi pento con tutto il cuore, sono contrito come del peggiore dei miei peccati. Ma quelli che proprio non sopporto sono i sapientoni informatici, mediamente dei deserti intellettivi e intellettuali, ma che dei computer sanno tutto, e quando capiscono che il loro interlocutore non ne capisce nulla, provano un senso di sadico piacere a metterlo in difficoltà. E gli si rivolgono con un linguaggio tecnico sempre più strano e incomprensibile, in un crescendo sempre più imbarazzante, e quando capiscono di averti fatto sentire come un mentecatto preistorico, ti guardano con un sorriso di compatimento e ti dicono:"Guarda, non preoccuparti, se ti capita di avere bisogno, chiamami!". A parte il fatto che sono loro a doversi preoccupare, perchè se vanno fuori tempo massimo può essere che l'unica chiamata la faccia al 118,l'unico momento in cui li vedo veramente preoccupati è quando mi chiedono:" Ma tu che antivirus hai?" E qui godo io a vedere i loro faccioni sbigottiti quando li informo che non ne ho di antivirus, anzi in cuor mio spero nell'entrata di un virus distruttore, un terminator che spazzi via quel poco che è contenuto dentro il mio computer, definitivamente, senza alcuna speranza di poter recuperare nulla. Eccoli allora, scandalizzati come un gruppetto di anziane baciapile di fronte ad un sacrilego bestemmiatore, chiudere velocemente il discorso ed abbandonare il campo. Lode dunque al virus, questa entità che li spaventa a tal punto da averne mutuato il nome dalla medicina, campo in cui il termine indica qualcosa di davvero preoccupante per la salute dell'uomo, come ormai da anni siamo abituati a sentirci dire. E una volta è il virus dei polli, l'altra dei maiali, l'altra ancora della mucca pazza; ma anche quelli più banali riescono a metterci in allerta come la sirena di un bombardamento aereo. Pensiamo all'annuale rito della vaccinazione influenzale: centinaia e centinaia di migliaia di vaccini prontamente inoculati per contrastare forme virali che magari non arriveranno mai o arriveranno mutate a tal punto che si faranno beffe dei vani sforzi delle case farmaceutiche, le quali a loro volta si fanno solenni risate alle nostre spalle, perchè sulle nostre paure ci hanno fatto copiosi guadagni. Allo stato attuale c'è poi in circolazione un nuovo tipo di virus che spaventa, anzi quasi terrorizza il mondo culturale egemone a tal punto da averlo costretto a ricorrere a misure molto drastiche già dalle prime avvisaglie. Si tratta del virus R.S., cioè del revisionismo storico; pare essere molto pericoloso, perchè le persone colpite incominciano a mettere in dubbio i dogmi più sacri della storiografia contemporanea. Nonostante la cosa non rappresentasse una grave infettività, anche per la scarsità di cervelli autonomamente funzionanti in circolazione, le contromisure sono state tempestive e massiccie. Il primo caso, isolato in Inghilterra, riguardava un povero individuo che, improvvisamente impazzito, si è sbagliato ad esprimere un suo personale punto di vista su un ben preciso avvenimento storico, scatenando una reazione talmente sconsiderata e irrazionale, che invece di ricoverarlo in una struttura adeguata alla cura del suo caso, per errore è stato addirittura incarcerato. Poco meglio è andata a finire qui da noi ad uno scrittore che ha osato dare una lettura diversa di alcune pagine di storia patria, fino ai giorni nostri sacre ed inviolabili, e che ha solo rischiato il linciaggio ad ogni presentazione pubblica dei suoi libri, da parte di rappresentanti della cultura democratica e antifascista (In effetti questi facinorosi hanno negato di aver usato in alcun modo l'olio di ricino). E sembra che non siano episodi isolati. A pochi mesi dalle celebrazioni per i centocinquant'anni dello Stato Italiano mi è capitato di sfogliare una rivista sulla quale un giornalista sosteneva garbatamente che la figura di Garibaldi potesse essere riletta in una chiave ben diversa da quella ufficiale. "Questo virus comincia a preoccupare seriamente", mi sono detto, ha una tendenza ad attaccare la cultura di Stato dalle fondamenta, dalle colonne portanti. Se avessi letto che alla fine della fiera Muzio Scevola ci aveva gabbati tutti con un trucco alla Giucas Casella, e pazienza, tanto la gente conosce sicuramente più il secondo del primo, ma mettere in dubbio le doti eroiche dell'eroe dei due mondi, colui che ha contribuito a fare l'Italia, mi sembra un gesto destinato a mettere in serio pericolo l'autore. E così nei giorni successivi, mentre controllavo sui giornali che a questo folle non fosse successo nulla di grave, mi sono imbattuto nel caso clinico forse più clamoroso e preoccupante: qualcuno, rispondendo su un giornale ad una lettrice, osava portare un attacco deciso e diretto al cuore dello Stato suggerendo che fosse ormai giunto il momento di cambiare l'inno nazionale. Se la cosa fosse partita dal Bossi, nulla di strano, ma l'autore era invece nientepopodimeno che il Professor Umberto Veronesi, il quale faceva notare come l'inno di Mameli fosse ormai talmente anacronistico nei contenuti da non rappresentare più né i cittadini né la Nazione. Come dargli torto; ad essere sinceri non so quanti Italiani sapessero esattamente cosa fosse l'elmo di Scipio, e meno ancora quelli che ne conoscevano il testo completo. Nelle cerimonie ufficiali o non lo cantava nessuno, o lo storpiavano, o muovevano solo la bocca. Il più grande impulso alla riscoperta del nostro inno, dopo che per anni era caduto nel dimenticatoio, grazie alla complicità di tanti che adesso lo cantano a squarciagola, è stato dato proprio dalla Lega Nord, grazie alla paura secessionista che aveva scatenato negli anni passati. E anche le dure parole contro gli Austriaci invasori mi sembrano ormai fuori luogo. Anche senza stare a discutere su chi fosse realmente l'invasore e l'invaso, ho dovuto faticare per spiegare a mia figlia che non c'è nulla di male a passare le vacanze in Tirolo, e che gli abitanti sono, nella stragrande maggioranza, delle gran brave persone. Il problema è però un altro: con cosa sostituirlo? Attorno a quale altare riunire le genti italiche? Sempre il nostro Professore suggeriva di individuare valori comuni che sapessero condurre il nostro popolo, e in generale tutti i popoli, verso un futuro di pace e di progresso, valori che lui individuava nell'ambito della Scienza, capace di rendere tutti fratelli in un comune destino. Allora forse è meglio tenerci il vecchio inno che, se non altro, danni non ne può più fare. Eh si, perche una visione salvifica della Scienza mi sembra quanto di più lontano dalla realtà storica: per la scienza e nel nome della scienza sono stati e sono commessi gli abomini peggiori e non c'è motivo di credere che ciò non succederà anche in futuro. Privata di una guida morale si è dimostrata una disciplina contro l'Uomo, e non per l'Uomo. Tolta dunque la Scienza, scartato a priori qualsiasi riferimento religioso, meno che mai confessionale, cosa rimane? Lancio dunque un sondaggio ai nostri lettori: cosa vorreste nel nuovo inno nazionale?Qualche mese di tempo, e se non arriveremo a capo di nulla, mi rivolgerò all'Europa dei finanzieri; eh si, perchè se per loro hanno scelto l'inno alla gioia, noi ci sapremmo accontentare anche solo di quattro risate.

Claudio Pretari



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