La storia non si ripete mai identica perché negli anni cambiano le variabili che incidono sugli avvenimenti, non ultime quelle che riguardano i caratteri degli uomini che ne sono protagonisti. Ma se i comportamenti sociali e gli errori politici vengono reiterati gli eventi assumono linee guida confrontabili con quelle già presentatesi nel passato e le tragedie, con modalità ed intensità differenti possono ripetersi.
Chi abbia un poco di dimestichezza con la storia politica e sociale degli anni 20\30 del secolo scorso avrà avvertito, nel leggere gli avvenimenti di questa stagione politica mondiale, un fastidioso senso di “dejà vù”. La crisi economica devastante, l’incapacità degli organismi internazionali di farvi fronte e di conciliare fra loro gli interessi delle potenze, le guerre e i venti di guerra che agitano il mondo, il malessere sociale e il disgregarsi del senso morale collettivo, le persecuzioni ai cristiani e l’attacco aperto alla Chiesa che si manifestano ai nostri giorni sembrano una ripetizione, in grande e in peggio, della crisi che attanagliò il mondo dalla fine della prima guerra mondiale allo scatenamento della seconda.
Le analogie tra i due periodi sono grandi e a vantaggio della nostra era vi è solo l’assenza di una grande potenza comunista, animata da volontà di espansione ideologica, ai confini orientali dell’Europa.
Cancellate le ultime tre grandi potenze governate da poteri tradizionali, le oligarchie finanziarie, anglosassoni nelle sedi ma apolidi nella sostanza, negli anni venti del secolo scorso, rimasero padrone del mondo, anche di quel mondo, l’URSS di Ulianov (Lenin) e Bronstein (Trozki), che a parole vi si contrapponeva ma che grazie ai loro capitali sopravviveva. La avidità usuraia di queste oligarchie , dopo un breve periodo di espansione dell’economia finanziaria provocò prima la cancellazione della piccola proprietà contadina nel mid west degli Stati Uniti e poi il crollo delle borse del 1929 che si tradusse nella grande crisi mondiale da cui il mondo sviluppato emerse solo con la ricostruzione post bellica negli anni 50 e 60 del 900. Le cronache, la letteratura e il cinema ci raccontano anche della corruzione morale che il boom finanziario prima e l’improvvisa ricaduta nella miseria di molti provocarono nei paesi dove le frenesia della finanza ebbe maggior campo libero: gli Usa e la Germania di Weimar. Vennero poi il Nazional-Socialismo e la guerra un nuovo tipo più feroce di guerra nella quale per la prima volta nella storia l’evento bellico fece più vittime tra i civili che tra i combattenti.
Oggi fatte le dovute differenze ci troviamo in una situazione analoga. A cui ci hanno condotto gli stessi errori, la stessa avidità, le stesse politiche ideologiche irrispettose della natura dell’uomo e dei suoi doveri verso il prossimo e verso Dio.
A differenza di oggi però, purtroppo, negli anni venti e trenta del secolo scorso le società avevano ancora una immensa riserva di anticorpi rispetto alla corruzione morale che le ideologie diffondono per loro stessa natura. Gran parte della popolazione del mondo occidentale viveva ancora del lavoro dei campi o impegnata nel concreto della produzione industriale e non come oggi di quelle fumisterie spesso inutili e a fruizione obbligatoria che chiamiamo pomposamente “servizi”. La corruzione morale riguardava le grandi città e in queste una fascia ristretta della popolazione. Non c’erano i milioni di aborti di oggi, il divorzio era ancora una stravaganza che riguardava il Jet Set, la parola data era ancora il fondamento dei rapporti umani anche negli affari e nessun sindaco e nessun ministro non dico avrebbe dato il patrocinio, ma avrebbe permesso la sfilata del Gay Pride. La droga non era un fenomeno di massa e per perseguitare le Chiese bisognava stroncare nel sangue la resistenza del popolo dei fedeli come fecero Stalin e i massoni messicani e come i nazisti non ebbero il coraggio di fare se non nel ragnarook dei loro ultimi giorni.
Mancano oggi all’”occidente” per evitare la catastrofe le energie dei milioni di reduci dalle trincee della grande guerra che almeno provarono a raddrizzare le cose. Mancano le forze giovani dei milioni di bambini cui è stato impedito di nascere costruendo così una società di vecchi ma non saggi, con tutto ciò che questo comporta.
La crisi che oggi ci attanaglia e poi universale poiché siamo riusciti ad estendere al mondo le nostre follie ideologiche. Cosi che credo sia inevitabile che abbiamo a rivedere, in scala molto più grande, le grandi tribolazioni che furono l’esito degli errori del secolo scorso. Non per una punizione divina che Nostro Signore ci avrebbe volentieri evitato, ma come esito naturale della pervicacia dei nostri comportamenti contrari alla natura dell’uomo e agli insegnamenti di una Chiesa sempre più perseguitata quanto più si ostini a ribadirli.
Massimo Granata