giovedì 24 giugno 2010
Politica e economia
Berlusconi e l'articolo 41 della Costituzione
Perchè il Cavaliere se la prende con un articolo della nostra Carta Costituzionale che, in fondo, ha ben poco a vedere con i nostri problemi?

Premetto che non ho mai nutrito una particolare venerazione per la Costituzione italiana ne, tantomeno, per il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma una sua recente esternazione mi ha indotto a verificare ciò che viene proclamato dall'articolo 41 della legge fondativa dello Stato italiano:
"L'iniziativa privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge dermina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali."

Dunque il Cavaliere ha affermato, tra altre cose più o meno condivisibili riguardanti l'obsolescenza della Costituzione, che il succitato articolo rappresenta un ostacolo allo sviluppo economico dell'Italia, in quanto, secondo il Premier le affermazioni di principio contemplate dall'articolo 41 sarebbero antiquate, superate e frutto dell' ideologia cattocomunista che ha concepito la Carta costituzionale.
Francamente riesce alquanto difficile capire cosa vi sia di antiquato e superato nell'articolo 41 e in che modo sia di intralcio allo sviluppo economico nazionale. Che la Costituzione sia il prodotto dell'ideologia cattocomunista e che sarebbe opportuno modificarla per aggiornarla ai tempi potrebbe anche essere vero, ma è proprio questo che sta a cuore al Presidente del consiglio?
E' vero che nella Costituzione non si parla di impresa, ma ciò non ha impedito lo sviluppo economico dell'Italia durante i primi decenni del dopoguerra e non ha nemmeno impedito a Silvio Berlusconi di diventare uno degli uomini più ricchi del mondo.
I lacci e lacciuoli che impedirebbero agli imprenditori di prosperare e di creare lavoro sono sicuramente da estirpare; l'invadenza dello Stato nelle attività economiche è effettivamente asfissiante ed è sicuramente una delle cause che impedisce alle migliaia di iniziative imprenditoriali che ogni anno nascono in Italia di svilupparsi, ma in tutto ciò è ancora difficile capire cosa centra la Costituzione.
Probabilmente l'avversione manifestata dal Presidente del consiglio verso di essa ha altre motivazioni. Sicuramente egli sa bene che per incentivare lo sviluppo economico italiano non è indispensabile mettere mano alla Costituzione e sa, altrettanto bene che la stagnazione se non il declino del tessuto produttivo nazionale non è stato causato dall'ideologia cattocomunista che vede nell'attività imprenditoriale un'azione predatoria.
E' lecito nutrire il sospetto che a spingere Berlusconi ad affermazioni apparentemente campate per aria siano motivazioni molto più prosaiche della preoccupazione per le sorti del sistema produttivo italiano. D'altronde non sarebbe la prima volta che egli manifesta la sua insofferenza verso le istituzioni dello Stato. E' probabile che anche in quest'ultimo caso, come nei precedenti le ragioni del suo atteggiamento siano le stesse che lo persuasero sedici anni or sono a cimentarsi nella politica in prima persona: la convinzione di poter governare il Paese come la propria creatura aziendale, ma per poterlo fare ritiene necessario liberarsi dal controllo del Parlamento e della Corte costituzionale che, stando alle sue affermazioni, non lo lasciano governare tranquillamente.

Urbano De Siato



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