La comunità delle nazioni civili si deve vergognare per quanto accaduto nella notte 30 e il 31 maggio in acque internazionali. Israele non è più un caso politico ma una emergenza psichiatrica
Come tutti ormai sanno nella notte tra il 30 e il 31 maggio u.s. la marina israeliana ha assaltato, fuori dalle sue acque territoriali, un convoglio internazionale diretto a Gaza per portarvi aiuti umanitari che dessero un piccolo sollievo alle condizioni di oltre un milione di persone affamate e prive di presidi sanitari a causa del blocco imposto dal governo sionista di Tel Aviv e dalla connivente dittatura egiziana. L’assalto ha provocato 9 morti e qualche decina di feriti cosa che finalmente a costretto la comunità internazionale a levarsi la benda che ostentatamente teneva sugli occhi per non vedere il comportamento oltraggioso con cui i dirigenti sionisti sputavano, un giorno si e l’altro anche, sulle regole di convivenza tra i popoli e sul diritto internazionale.
A fronte di questo ennesimo episodio, in cui il “Rough state”, lo stato canaglia, che per numero di violazioni del diritto internazionale supera ogni altro stato canaglia esistente o mai esistito sul pianeta, ha dimostrato viepiù la sua natura, auspichiamo che finalmente un certo numero di personaggi e istituzioni si vergognino e chiedano scusa per aver permesso che impunemente certe cose avvenissero.
Anzitutto si devono vergognare tutti i presidenti degli Stati Uniti d’America succedutisi da Richard Nixon in poi per il loro sostegno incondizionato alle malefatte di Tel Aviv, sia col supporto economico e militare, sia con l’esercizio sistematico del veto in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ogni volta che la comunità internazionale ha tentato di dare un risvolto pratico alle proprie risoluzioni di condanna per l’ennesima violazione perpetrata ai diritti delle nazioni e dell’uomo.
Con i presidenti USA si devono altresì vergognare i segretari generali dell’ONU e gli stati membri pro tempore del Consiglio di sicurezza che, a fronte di 78 risoluzioni di condanna e di centinaia e centinaia di violazioni accertate e registrate non hanno mai fatto seguire alle parole un solo provvedimento concreto per porre un limite alla protervia dei sionisti. Voglio ricordare che per molto meno, anzi per violazioni presunte e mai accertate, ad altri soggetti della comunità internazionale sono stati imposti embarghi e sanzioni iugulatorie.
La vergogna dovrebbe ricoprire anche gli eurocrati, gli alti papaveri inconcludenti di Bruxelles, che per tacitare la propria coscienza elargiscono centinaia di milioni di euro di aiuti ai palestinesi fingendo di non vedere la cresta che Israele e le sue banche effettuano nel transito obbligatorio dalle loro casse e la sistematica distruzione da parte di Tsahal e dei “coloni” di tutte le opere che con il nostro generoso contributo vengono realizzate per rendere meno agra la vita alle popolazioni di Cisgiordania e Gaza.
La vergogna dovrebbe poi seppellire i responsabili dei media, i giornalisti e gli indignati speciali di tante battaglie risibili in difesa di tutti i capricci che minoranze cialtrone pretendono soddisfatti nel mondo.
Costoro tacciono da sempre sistematicamente su violenze e soprusi perpetrati sul popolo di Palestina. Cose, che avvenute in altre parti del mondo provocherebbero una canea di indignazione mediatica, avvenute in Israele o nei territori passano sotto silenzio ovvero, se il rumore del cannone e delle bombe non permettono la censura totale, vengono riportate sulla falsariga delle veline del Mossad. Qualcuno vi ha forse informato del fatto che gli arabi israeliani hanno una carta di identità diversa da quella dei cittadini di religione ebraica, che hanno una targa di colore diverso dalle altre e che con quella targa vi sono aree e strade off limits. Qualcuno vi ha raccontato che a Ebron 40.000 palestinesi vivono in ostaggio di una ottantina di coloni illegali, costretti a subire tutti i capricci e i soprusi di quest’ultimi pena l’intervento distruttivo dell’esercito. Qualcuno vi ha dato notizia delle magliette in vendita negli spacci di tsahal in cui appare l’immagine di una donna palestinese incinta con il cerchio bersaglio disegnato sul pancione e la scritta “one shoot two kill”! Avete bisogno di una traduzione? Qualcuna delle nostre vestali della libertà di stampa vi ha informato che chiunque abbia una madre di religione ebraica, accertata dai rabbini, può chiedere e ottenere la cittadinanza israeliana anche se non ha mai messo piede in Israele, mentre un arabo israeliano, discendente da generazioni di arabi residenti in Palestina, perde la cittadinanza e viene respinto alla frontiera se si allontana per più di 6 mesi. E queste sono solo le quisquilie rispetto all’assedio affamatore del lager di Gaza. Le aggressioni agli stati vicini, contrabbandate dai nostri pennivendoli, come atti di legittima difesa. Gli omicidi mirati di avversari politici all’estero. Pardon, di terroristi, poiché chiunque non porga volontariamente le terga alla sodomia di Tel Aviv è un terrorista.
Vergogna! Vergogna! Vergogna! Col loro comportamento questi miserabili hanno permesso che i dirigenti sionisti rafforzassero nella certezza dell’impunità la loro naturale follia aggressiva.
Ai componenti del governo di Tel Aviv non chiediamo di vergognarsi. La manifesta alienazione mentale che li affligge sarebbe causa di non luogo a procedere in qualsivoglia tribunale di una nazione civile. Solo pazzi pericolosi possono considerare una missione, sostanzialmente propagandistica, come una minaccia tale da giustificare l’assalto a mano armata a una nave carica di alimenti, medicinali e personalità politiche, culturali e della galassia delle ONG pacifiste di tutto il mondo con l’uccisione conseguente di 9 volontari e il ferimento di decine di altri. Solo dei privi di senno possono pensare di recuperare un alleato essenziale per la propria sicurezza, la Turchia, spaventandolo con un esercizio insensato di violenza. Purtroppo, anche a causa dell’avvallo dato dalle connivenze internazionali alle proprie manifestazioni paranoidi, Israele non è più un caso politico ma una emergenza psichiatrica, un’emergenza psichiatrica con 200 testate nucleari e i mezzi per portarle a destinazione. Un’emergenza psichiatrica che pesa minacciosa sulle nostre teste.
Massimo Granata