giovedì 27 maggio 2010
Storia
Madama Ghigliottina
Quello che la Rivoluzione intende per fratellanza

La rivoluzione francese ha avuto un ruolo di importanza fondamentale non solo per la Francia, ma per l’Europa intera in quanto fu la culla e l’incubatrice di quelle idee che concorsero alla nascita dei partiti e degli stati come noi li conosciamo. Quegli eventi epocali non rimasero circoscritti a quei luoghi e a quei tempi, ma trasformarono indelebilmente il pensiero filosofico, politico ed economico. L’illuminismo ed il positivismo ateo e fortemente anticristiano generarono quella rivoluzione permanente che successivamente produrrà anche il comunismo e il nazismo.
Scoppiata nel 1789, con l’episodio simbolo dell’assalto alla Bastiglia, ma preparata da decenni di lavoro sotterraneo di enciclopedisti e massoni, la Rivoluzione Francese divampò in tutta la sua violenza per un decennio disseminando la Francia di lutti e devastazioni. Fu nei primi anni però, precisamente tra il 1792 e il 1794, che l’odio giacobino si scatenò con tale ferocia da far ricordare quegli anni con il triste nome di “periodo del Terrore”.
Il 10 agosto 1792 una “folla” di cittadini assale il Palazzo delle Tuileris difeso da un battaglione di guardie svizzere. In realtà più che di una folla di cittadini si trattava solo di qualche migliaio di “sanculotti”, infatti, contrariamente a quanto si crede (perché insegnato nei libri di scuola) a partecipare ai principali episodi rivoluzionari fu sempre un numero esiguo di persone. Il Re, che aveva già lasciato il palazzo con la sua famiglia, fece arrivare ai soldati l’ordine -quanto mai improvvido- di non opporre alcuna resistenza. Il palazzo venne così occupato facilmente dai giacobini che, dopo aver disarmato i militari, li massacrò senza alcuna pietà.
Questo orrendo bagno di sangue, provocato dalla pavidità di un Sovrano che cercava a tutti i costi di evitare uno scontro inevitabile, e dalla ferocia ideologica dei giacobini fu il funesto presagio di quello che stava per accadere.
Nelle settimane successive venne incarcerato il Re ed in tutto il paese si scatenò la caccia ai “sospetti” a coloro cioè che venivano indicati, spesso del tutto arbitrariamente come nemici del popolo e della rivoluzione.
I primi a finire in carcere furono sacerdoti e religiosi che non avevano voluto prestare il giuramento alla Costituzione Civile del Clero (i cosiddetti refrattari), poi seguirono molti aristocratici, ma anche persone comuni che avevano avuto qualche questione (magari personale) con dei sanculotti.
Il 2 settembre inizia il massacro.
Simbolicamente inizia proprio in un luogo santo, il convento dei Carmelitani, trasformato in prigione dai giacobini dove sono reclusi soprattutto religiosi. Un tristo figura, chiamato Violette, si autoproclama giudice e fa portare avanti a se i prigionieri a due a due. Una parodia di processo che dura pochi minuti, poi la sentenza, sempre la medesima, la morte. Segue immediata l’esecuzione condotta con colpi di picca o di fucile. Centoquindici dei centocinquanta prigionieri vengono così massacrati in una sola giornata. Tra di loro i Vescovi di Arles, di Beauvais e di Saintes. Molti dei caduti di quel terribile 2 settembre saranno consegnati alla Gloria degli Altari.
Nei giorni successivi la triste procedura si estende anche ad altre carceri e circa milletrecento prigionieri vengono massacrati senza processo. Tra di loro anche Maria Teresa di Savoia Carignano, principessa di Lamballe, la cui testa viene issata su di una picca e portata fino alla prigione del Tempio, dove è detenuta la Regina Maria Antonietta che viene costretta ad assistere all’orrendo spettacolo. Dopo l’elezione dei membri della Convenzione il Terrore assume un aspetto ancora più capillare e scientifico. Vengono costituiti i Comitati di Sorveglianza Rivoluzionaria diffusi su tutto il territorio nazionale con il potere di arrestare chiunque venga sospettato di essere “un nemico della libertà”.
Il 10 giugno 1794 viene approvata una legge che rende rapido e dall’esito sicuro ogni processo. Gli accusati non hanno diritto ad avere dei difensori, non vi è la necessità di ascoltare i testimoni, la cui deposizione anonima ed orale è già stata raccolta dai Comitati (in pratica chiunque può accusare chiunque) e la pena è una sola: la morte. Il numero delle esecuzioni cresce rapidamente anche grazie ad un nuovo e rapido strumento di morte: la ghigliottina. Dalle poche centinaia di esecuzioni dei primi mesi del 1794 si arriva ad oltre duemila nel solo giugno dello stesso anno a Parigi dove la ghigliottina funziona ininterrottamente per sei ore al giorno.
Ogni giorno dalle carceri partono i tristi cortei dei condannati a morte condotti all’esecuzione su lugubri carrettini. I loro posti vengono subito rimpiazzati da nuovi prigionieri perché si può essere arrestati per qualunque motivo: essere parenti di condannati, aver frequentato sacerdoti o aristocratici, essere sprovvisti del certificato di “civismo”…
Per la prima volta nella storia si vede un pubblico ministero, ruolo svolto da un certo Antoine Quintin Fouquier, che viene esentato dall’obbligo di presentare prove (provvedimento che avrebbe reso felice Antonio Di Pietro), e la sentenza è emessa non sulla base delle risultanze processuali (ovviamente inesistenti), ma sull’intimo convincimento dei giurati, scelti sistematicamente tra i più estremisti degli attivisti giacobini e sostituiti non appena danno qualche accenno di “moderatismo”. Non c’è quindi da meravigliarsi se l’esito inevitabile di tutti i processi era la ghigliottina.
Se a Parigi il sangue scorreva a fiumi, nelle province succedeva anche di peggio. In Vandea si sperimentava il primo genocidio sistematico della storia moderna con quasi quattrocentomila vittime su meno di un milione di abitanti. In molte città si ripetevano le lugubri sceneggiate dei processi parigini, in altre si andava più per le spicce, come a Lione dove migliaia di cittadini vennero passati per le armi per aver osato resistere agli eserciti giacobini.
Per quasi due anni fiumi di sangue scorsero nelle città e nelle campagne francesi accompagnati dalle grottesche parodie di riti religiosi dedicati alla Dea Ragione e alla Nazione. Si aveva avuto la prima prova che quando l’uomo si allontana da Dio sia avvicina allo stato di barbarie. Nel 1988 in un festival dell’Unità un esponente del PCI disse: “La rivoluzione francese avrà pure tagliato tante teste, ma ha cambiato la storia, fondando la modernità”. E così sappiamo da dove vengono gli oceani di sangue di cui questa modernità è stata continua ad essere intrisa.

Fabio Pretari



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