domenica 16 maggio 2010
Storia
La storia la fanno vincitori
Una regola che conosce ben poche eccezioni ed è particolarmente valida per il nostro cosiddetto risorgimento

Ci sono due minacce che incombono come spade di Damocle sul nostro prossimo futuro: i mondiali di calcio e le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia.
Temo non sarà facile sopportare il diluvio di chiacchiere, commenti, analisi, esternazioni e polemiche che accompagneranno inesorabilmente i due accadimenti. I mondiali di calcio hanno almeno un pregio: durano poco, un mesetto o giù di lì, più qualche settimana di sproloqui prima e dopo. Le celebrazioni unitarie no, quelle ce le sorbiremo per un anno intero, anzi, considerando che sono già incominciate, quasi per due.
Le strategie per affrontare le due minacce devono quindi essere necessariamente diverse. Proporrei l’astensione da ogni trasmissione sportiva trasmessa in TV e dalla lettura dei quotidiani sportivi contro i mondiali di calcio. Tanto sono in estate, ci sarà sicuramente qualcosa di più gradevole da fare, magari, per chi ha ancora il fiato e le gambe per permetterselo, andare a tirare due calci ad un pallone con gli amici.
Contro il megatsunami di retorica risorgimentalista in arrivo la strategia deve essere più elaborata. Un intelligente mix di repentini spegnimenti del televisore e di utilizzo di ogni occasione per fare della doverosa controinformazione.
Voglio immediatamente chiarire un concetto. Io non sono contrario in sé e per sé all’unità d’Italia. Se devo essere sincero non la ritengo né un valore né un disvalore, ma semplicemente un fatto storico accaduto e di cui non posso che prendere atto. Quello che invece ritengo intollerabile sono le modalità con cui si è realizzata tale unità e, soprattutto la falsificazione storica che l’ha seguita e che dura tutt’ora.
Facciamo un esempio: i cosiddetti plebisciti.
E noto che le popolazioni degli stati preunitari, dopo che gli stessi erano stati conquistati dalle armate piemontesi -aiutate non di rado da eserciti stranieri-, furono chiamate ad “esprimersi” sulla volontà di essere annessi o meno al regno sabaudo.
Le votazioni si svolsero:
Il 12 e 13 marzo 1861 nell’ex Granducato di Toscana, nelle Romagne, a Parma e a Modena
Il 21 ottobre 1860 nell’ex Regno delle Due Sicilie
Il 4 e 5 novembre 1860 nelle Marche ed in Umbria
Il 21 e 22 ottobre 1866 nel Veneto ed in Friuli
Il 2 ottobre 1870 a Roma e nel Lazio
La storia ufficiale ci racconta che le popolazioni votarono entusiastiche e compatte per l’unione con il Regno Sabaudo e quindi per l’adesione al nuovo stato italiano.
Per essere compatte lo furono. Direi anche troppo, considerato che le percentuali dei si all’Italia avrebbero fatto vergognare persino un funzionario del partito comunista bulgaro.
Vediamone qualcuna. Avrebbero votato a favore dell’annessione all’Italia il 99,19% dei Napoletani, il 99,82% dei Parmensi, dei Modenesi e dei Romagnoli, il 99,84% dei Siciliani, il 98,88% dei Romani e ben il 99,98% dei Veneti. Percentuali incredibili, se si pensa che i regimi pre-unitari erano sostanzialmente popolari, come una parte della storiografia più onesta comincia timidamente ad ammettere. Il caso del Veneto poi è emblematico. I Veneti combatterono (e vinsero) a fianco degli Austriaci tutta la guerra del 1866. A Lissa, solo per fare un esempio, le navi dell’Imperial Regio Governo erano tutte governate da marinai veneti e nelle città venete la gente scendeva in strada, al passaggio delle truppe austriache, per offrire ristoro ai soldati affamati e assetati. Impensabile che, solo pochi mesi dopo vi siano stati in tutto appena 69 Veneti che abbiano votato contro l’annessione all’Italia. Riferendosi ai risultati nelle Romagne e negli ex Ducato di Parma, ma il giudizio è applicabile anche a tutti gli altri plebisciti, lo storico Roberto Martucci, non certo sospettabile di simpatie per i vecchi regimi, ha espresso un giudizio drastico: “la circostanza che su poco più di mezzo milioni di chiamati alle urne, vi siano percentuali assolutamente irrisorie di voti nulli e voti di opposizione ( favorevoli ad un "regno separato" :756 lo 0,1% dei votanti!) finisce con rendere ininfluente politicamente questo voto, anche come mero sondaggio d'opinione”
Cosa è successo allora? Semplicemente una commedia che si sarebbe ripetuta tante volte nei decenni successivi (e non solo in Italia).
I Savoia ritennero necessarie le consultazioni elettorali per legittimare di fronte al mondo quelle che erano state delle pure e semplici annessioni, ma le fecero organizzare da ligi funzionari governativi in modo tale che a vincere, anzi a stravincere potesse essere solo il si all’unione con l’Italia.
In primo luogo vennero selezionati gli elettori, escludendo tutti quelli che erano sospettati di simpatie per i precedenti governi (tanto che le percentuali degli iscritti alle liste elettorali furono intorno al 10% della popolazione, compresi molti militari delle truppe di occupazione). Venne consentita la costituzione solo di comitati per il si, la stampa condusse una implacabile campagna a senso unico e la propaganda venne condotta con “civili” argomenti come quelli riportati da un manifesto affisso in Veneto:”Chi dice sì mostra sentirsi uomo libero, padrone in casa propria, degno figlio dell'Italia. Chi dice no fa prova d’anima di schiavo nato al bastone croato. Il sì, lo si porta all’urna a fronte alta, sotto lo sguardo del sole, con la gioja nell’anima, con la benedizione di Dio! Il no, con mano tremante, di nascosto come chi commette un delitto, colla coscienza che grida: traditore della patria!”.
Non mancarono intimidazioni, arresti ed anche omicidi, in particolare contro il clero. Il voto fu palese in quanto vi erano due urne, una per il si e l’altra per il no. Nei seggi elettorali era sempre presente un folto manipolo di sostenitori del si che esercitavano le dovute “pressioni psicologiche” nei confronti di chiunque si mostrasse, anche solo per un momento, indeciso sul come votare. A scanso di sorprese poi in molti seggi i voti neppure furono contati e gli scrutatori terminarono le operazioni di voto semplicemente inneggiando ai Savoia e all’unità d’Italia.
In breve, chiunque fondasse sui plebisciti la legittimazione popolare dell’unità d’Italia, dovrebbe arrossire di vergogna.
Un’ottantina di anni dopo i “plebisciti“ un referendum, probabilmente truccato, sancirà la fine della monarchia sabauda.
Mai fu più appropriato il detto chi la fa l’aspetti…

Mario Villani




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