domenica 21 novembre 2021
Storia
La Terza Compagnia e il “segone rapito”
Uomini, Soldati, Eroi.

Durante la Prima Guerra mondiale ci furono diversi episodi di tregua spontanea e persino di fraternizzazione fra i soldati dei due fronti. Il più famoso (anche perché immortalato in un film) fu sicuramente quello del Natale 1914 sul Fronte occidentale, protagonisti soldati inglesi e tedeschi che coinvolse diversi reparti; un episodio che la dice lunga sui sentimenti di quei ragazzi al fronte, ma che non piacque per niente agli alti comandi, che l’anno dopo fecero in modo che la tregua natalizia non si ripetesse.



Su scala minore episodi del genere avvennero anche su altri fronti e furono particolarmente frequenti su quello delle Alpi dove i soldati dei due schieramenti si trovarono spesso ad affrontare insieme un comune nemico, la natura e le intemperie invernali. Anche sull’Altopiano di Asiago c’è la testimonianza di una piccola tregua, nata non dallo spirito natalizio ma dalla terribile nevicata dell’inverno 1916-17, che bloccò tutto e fece crollare capanne e ricoveri.



Nel lontano inverno 1916-17 causa grande nevicata venne stipulata di fatto una tregua d’armi tra gli alpini del Btg. Bassano e soldati austriaci”. Ci fu uno scambio di cose: gli austriaci, che a rancio erano messi peggio degli italiani, offrirono sigarette, che non mancavano nei loro zaini ed erano molto desiderate dagli italiani, in cambio di pane bianco, molto apprezzato dagli austriaci. I soldati si dedicarono poi al taglio della legna nella zona neutra, per poter rifornire le stufe. I militari dei due schieramenti addirittura si recarono insieme più volte a tagliare la legna con cui riscaldarsi. Proprio questo fu la causa di un episodio al limite del farsesco.



Racconta infatti Mario Rigoni Stern che nell’inverno del 1916/17c’era tanta e tanta neve che non si udì un colpo di fucile, niente. Erano in linea montanari altopianesi e montanari austriaci della Stiria e si scambiarono gli attrezzi per andare nel bosco a tagliare la legna per riscaldarsi.. Gli austriaci avevano attrezzi per segare molto più buoni dei nostri, gli stiriani erano bravi a fare attrezzi per il bosco e li prestavano agli alpini, loro nemici, per andare a fare legna. Per la precisione li prestavano a quelli di due compagnie del Bassano, ma non li prestavano alla terza compagnia perché, chissà per quale ragione, non andavano d’accordo. Una notte, un Alpino della terza compagnia che si chiamava Piero Stivaldi decise di vendicare l’offesa. Uscì dalle trincee italiane, strisciò per decine di metri nella neve, passò sotto ai reticolati e raggiunse le linee nemiche. Eludendo la sorveglianza delle infreddolite sentinelle raggiunse il magazzino dove gli Austriaci tenevano gli attrezzi, ed in particolare un ambitissimo segone che, azionato a otto mani, tagliava gli alberi meglio di una motosega. Lo afferrà e trascinandoselo fece il percoso inverso rientrando nelle linee italiane. La mattina dopo gli Austriaci scopersero il furto: “Chi ha portato via il segone? Ma chi lo ha preso? Se i nostri non sono stati, chi è stato?”. Ci fu un reciproco scambio di accusa tra le due trincee fino a quando il “ladro” si fece avanti e dicendo : “Il segone l’ho preso io, ve lo restituisco se da oggi lo presterete anche a noi della terza compagnia.” Gli Austriaci si resero conto che l’alpino, penetrando nelle loro linee, avrebbe potuto collocare delle mine che li avrebbero sterminati. Invece si era limitato a rubare il segone. Buttarono la vicenda sul ridere ed accettarono il patto. Da quel giorno anche la terza compagna del Battaglion Bassano ebbe gli attrezzi austriaci per tagliare la legna. Questo per tutta la durata dell’inverno. Poi, a primavera, furono nuovamente i cannoni e le mitragliatrici a far sentire la loro voce.



Mario Villani




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