sabato 27 febbraio 2010
Storia
I Turchi fermati a Belgrado
Nel 1456 si combattè attorno all’attuale capitale della Serbia un battaglia decisiva per le sorti dell’intera Europa.

Giugno 1456, un enorme esercito turco forte di oltre centomila uomini, trecento cannoni e duecento navi fluviali armate guidato dallo stesso Sultano Mehmed II, risaliva il Danubio puntando verso Belgrado che allora una città-fortezza del Regno di Ungheria. Il Re ungherese Giovanni Huniady si aspettava questa offensiva ed aveva richiesto, ma inutilmente, aiuto agli altri sovrani europei. Costretto ad affrontare da solo la potenza ottomana da mesi stava cercando di reclutare un esercito numericamente consistente, ma l’operazione non era facile. Anche numerosi nobili ungheresi, vuoi per invidia verso il sovrano, vuoi per meschini calcoli politici “centellinavano” il loro aiuto. Per fortuna in Ungheria era appena giunto un frate settantenne, Giovanni Capistrano, con il compito di contrastare la diffusione delle eresie orientali. Fu proprio questo fraticello, con le sue appassionate omelie, a fornire al Re ungherese un aiuto decisivo. Benchè predicasse solo in latino, lingua ben poco conosciuta in Ungheria, migliaia di persone accorrevano ad ascoltare i suoi appassionati sermoni. Erano tempi in cui gli uomini erano ancora uomini e chi ascoltava il predicatore non si limitava ad approvarlo, ma agiva di conseguenza. Fu così che migliaia di contadini si arruolarono volontari nell’esercito di Re Huniady colmando i vuoti che i mancati aiuti interni ed esterni avevano causato.
Il Re ungherese raccolse così circa 35.000 soldati, privi però di un vero addestramento militare e malamente armati (alcuni addirittura solo di fionde, forche e bastoni). Settemila di loro vennero subito inviati a Belgrado per assicurare la difesa della città, visto che i Turchi erano ormai a pochi giorni di marcia dalle mura. Gli altri rimasero con il Re per ricevere almeno un minimo di addestramento. Ai primi di luglio l’esercito turco arrivò sotto le mura di Belgrado e la cinse d’assedio. Subito dopo iniziò la battaglia con un furioso bombardamento, che si protrasse per molti giorni, da parte dei trecento cannoni turchi contro le mura della città assediata.
Nel frattempo Huniady aveva frettolosamente completato l’organizzazione del suo esercito ed aveva ricevuto l’aiuto di ottocento volontari polacchi e di qualche decina di lanzichenecchi tedeschi. Decise così di muovere alla volta di Belgrado per portare aiuto alla città assediata ove giunse il 14 di luglio. Con un’azione a sorpresa, dopo cinque ore di sanguinoso combattimento, riuscì a forzare il blocco che gli ottomani avevano posto sul Danubio e ad entrare in città con duecento barconi e chiatte che recavano armi, munizioni ed i suoi trentamila uomini, tutti indossanti una divisa su cui spiccava, sul lato sinistro del petto, una grande Croce rossa. Anche le bandiere portavano da un lato il solo simbolo della Croce e dall’altro raffigurazioni di San Francesco, San Luigi e san Bernardino. Anche Giovanni da Capistrano era in mezzo ai Crociati ed anzi, durante tutto il primo furioso combattimento sul Danubio, non aveva cessato un attimo di elevare al cielo il Crocefisso gridando “Gesù”.
Malgrado l’arrivo dei rinforzi e malgrado la popolazione serba di Belgrado aiutasse senza remore gli Ungheresi, la sproporzione delle forze era ancora tutta a vantaggio dei Turchi, molto più numerosi e, soprattutto, molto meglio armati. Il 21 luglio il Mehmed II decise che era arrivato il giorno dell’assalto finale alla città le cui mura, dopo oltre venti giorni di incessante bombardamento presentavano ampie brecce. Il caldo terribile spinse i comandanti turchi ad attendere le ore serali per dare il segnale dell’attacco. Quando il sole già cominciava a tramontare un urlo possente scosse il cielo sopra Belgrado “ Allah uakbar!!!”. Migliaia di soldati turchi, preceduti dai famosi e temibili giannizzeri uscirono dai loro trinceramenti e si lanciarono verso le mura cercando di penetrare nella città attraverso le brecce. Si accese così una battaglia tremenda che durò tutta la notte e continuò il giorno successivo. Da una torre delle fortificazioni Giovanni Huniady dirigeva la difesa mentre al suo fianco Giovanni da Capistrano teneva alto un Crocefisso in modo che i combattenti lo potessero vedere. Malgrado la strenua difesa degli Ungheresi e dei Serbi la superiorità numerica turca sembrò prevalere. I giannizzeri riuscirono infatti a penetrare nella città e furiosi corpo a corpo si accesero lungo le strade di Belgrado. Lentamente i Turchi avanzarono fino ad arrivare alla fortezza, estrema difesa della città assediata. La notte successiva però la situazione incredibilmente si capovolse. Dai bastioni ancora nelle mani dei difensori Crociati incominciarono a piovere sulle brecce nelle mura fascine di legna impregnate di pece e zolfo e incendiate. Un muro di fuoco separò quindi i Turchi che erano penetrati nella città da quelli ancora all’esterno delle mura. All’alba gli Ungheresi di Huniady lanciarono la loro controffensiva e riuscirono a sterminare i Turchi presenti in città che non potevano più ricevere rinforzi a causa dello stratagemma del muro di fuoco. A mezzogiorno l’intera Belgrado era stata ripulita dalla presenza turca.
Qui avvenne un fatto incredibile.
Alcune centinaia di soldati cristiani, violando gli ordini del loro Re che aveva proibito ai suoi uomini di esporsi uscendo dalle mura, presi dall’entusiasmo si lanciarono all’assalto del campo turco. Ben presto altre migliaia di soldati ungheresi e di cittadini serbi si unirono all’assalto, malgrado Huniady facesse il possibile per fermarli. Persino Giovanni da Capestrano, a questo punto, si unì a questi uomini gridando le parole di San Paolo: “Colui che ha iniziato in voi quest’opera buona la porterà a compimento!”. La battaglia si riaccese quindi dentro al campo turco e divenne furibonda. Vi intervennero anche il Re ungherese ed il Sultano turco che lanciatosi con la spada in mano dove la mischia era più accesa venne colpito da una freccia e fu salvato a stento dai suoi uomini. I Turchi, demoralizzati e increduli, abbandonarono il campo incalzati dagli Ungheresi e la loro ritirata si trasformò in rotta tanto che vennero abbandonati in mani cristiane persino tutti i cannoni. A notte la battaglia era finita con la completa vittoria dei Crociati.
La notizia della sconfitta turca a Belgrado fu causa di grande giubilo in tutta Europa. Il Papa diede ordine che tutte le campane suonassero a mezzogiorno (usanza giunta fino a noi) dapprima per richiamare alla preghiera per i difensori e poi per celebrarne la vittoria. Purtroppo il valoroso Re Huniady sopravvisse poco alla battaglia. Nel campo Crociato si diffuse infatti la peste ed il Re, abituato a vivere insieme ai suoi uomini, ne fu una delle prime vittime. L’Europa cristiana era però per il momento salva e, avvenimento di estrema importanza, a Belgrado si era infranto il mito dell’invincibilità degli eserciti Ottomani. Quello che i potenti d’Europa non erano riusciti a conseguire fu invece il premio concesso ad un piccolo frate, ad un Re cristiano e ad un pugno di eroi.

Mario Villani




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