Secondo lei, gli Italiani sono razzisti?"Avevo appena acceso il televisore e già quasi mi sentivo in colpa. Cosa abbiamo fatto stavolta? Sullo schermo un giornalista, circondato da una piccola folla multietnica e multicolore, ha appena rivolto la fatidica domanda a un afroamericano, che, non avendo il coraggio di ammettere che a casa sua è molto peggio, balbetta qualcosa di incomprensibile e spera in un intervento esterno per uscire dall'impasse. E' stato sicuramente Calderoli, ne ha fatta o detta un'altra delle sue, penso. E invece no, tutta la discussione è nata in seguito all'assassinio di quel povero ragazzo egiziano ad opera, pare, di tre domenicani. Vuoi vedere che, una volta ogni tanto, salta fuori che non siamo proprio i più cattivi? E' vero, forse non siamo così solerti nel favorire l'integrazione degli stranieri in Italia, ma , a quanto pare, anche le relazioni fra le varie comunità straniere presenti non è che siano tutte rose e fiori. Episodi come quello di via Padova ne sono successi anche in precedenza, fortunatamente con esiti meno tragici, ma testimoniano comunque che pensare di far convivere in un'unica società componenti tanto diverse è, più che un lodevole proposito, un'autentica utopia. Ho notato che, da qualche anno a questa parte, c'è la tendenza a mostrare, nei programmi televisivi, un pubblico il più variegato possibile: bianchi, neri, gialli, olivastri tutti insieme, tutti allegri, belli e sorridenti come in un disegno da giornalino dei Testimoni di Geova. Perchè ci dovete ingannare? La realtà non è questa che ci volete presentare, la realtà è ben più cruda e violenta. Una popolazione può assorbire ed integrare elementi esterni fino ad un certo limite, ed a patto che questi elementi siano disposti ad abbandonarsi a questo percorso di omogenizzazione con la società in cui vengono a trovarsi. Ora,però, abbiamo superato abbondantemente i limiti numerici, ed i soggetti non sembrano così desiderosi di amalgamarsi e di condividere la nostra cultura ed i nostri valori. Il risultato è che le varie comunità presenti sul nostro territorio vivono e crescono autonomamente le une dalle altre, e tutte autonomamente, quando non in aperto contrasto, con la popolazione che li ospita. Ciò non solo rende difficili i buoni propositi che tanta classe politica auspica, ma tende a creare un clima di diffidenza, da parte nostra, nei confronti di persone che, pur essendoci così vicine, noi viviamo come estranei sconosciuti, e quindi potenzialmente pericolosi. Sappiamo di loro quello che ci racconta la cronaca, quasi sempre nera, e quindi la tendenza è di considerare lo straniero comunque un pericolo. Il Cinese perchè viene in Italia e compra le attività commerciali come un giocatore di Monopoli impazzito, e può farlo perchè sfrutta i lavoratori, Cinesi pure loro, qui e in Cina. Peccato che a sfruttare i lavoratori cinesi siano anche tanti imprenditori nostri, che non esitano un minuto a licenziare operai ed a correre a migliaia di chilometri in cerca di manodopera a basso costo. E che dire dei Rumeni, che hanno abbattuto i salari offrendosi sul mercato del lavoro in cambio di stipendi più bassi rispetto ai nostri lavoratori? Azzardo: che sia stata la fame a spingerli a tanto? Certo che, da parte di chi li ha assunti, l'invito è stato accolto con vero entusiasmo. I fatti recenti di Rosarno, poi, hanno dimostrato che, comunque, questi flussi migratori, ben lontani dall'obbedire alle leggi di un nuovo mondo che nasce ed avanza nel nome della civiltà, più spesso sono voluti da politiche di sfruttamento e di oppressione. Ciononostante il risultato è comunque una situazione di difficile quando non pericolosa convivenza. Negli ultimi anni is sono insediate, sul nostro territorio , realtà provenienti dall'area centro-sudamericana che ritengo seriamente pericolose . I Paesi da cui provengono presentano una realtà sociale in cui parlare di ordine e legalità ha lo stesso senso che inneggiare alla castità ed alla continenza nel quartiere a luci rosse di Amsterdam. Il rispetto della legge vige solamente, con notevole sforzo delle polizie locali e qualche volta dell'esercito, solo nelle zone centrali e residenziali delle grandi città. Tutto intorno è terra di favelas, dove la povertà ed il degrado hanno reso la violenza e la delinquenza un elemento fisiologico del tessuto sociale. Sono terre di nessuno in cui ogni quartiere, spesso ogni via, sono sotto il controllo di bande rivali che is spartiscono il territorio con la legge del più forte. Lì i poliziotti non entrano, intanto perchè non è di sicuro questo tipo di contribuenti che paga i loro stipendi, ma soprattutto perchè all'interno di questi quartieri vi sono più armi che in un arsenale della vecchia Unione Sovietica, e tanta bella gioventù che non esita ad usarle contro di loro anche solo per guadagnarne in fama e rispetto agli occhi dei coetanei. L'età media è bassissima, la prima causa di morte è per scontri a fuoco, e non esiste famiglia che non abbia perso qualche componente in modo violento, vittima di sanguinose sparatorie o per vendette trasversali. Il valore della vita è zero, l'attività delle varie chiese ed associazioni umanitarie è una goccia nell'oceano, e tollerata nella maniera in cui non intralcia la legge della strada. Mi viene difficile pensare di riuscire ad integrare questo tipo di mentalità all'interno della nostra società, tantomeno in una situazione come quella attuale in cui una gravissima crisi economica è già una minaccia di per sè alla stabilità. E' sotto gli occhi di tutti l'aumento della macro e microcriminalità, che ormai non è più solo caratteristica esclusiva dei grossi centri urbani, e nessun sinistrorso in buona fede può negare che la gran parte dei reati sia commessa da immigrati. Non è mia intenzione condannare nessuno, ma è necessario prendere atto che le cose non vanno bene. Un'immigrazione selvaggia, senza controlli, come quella che stiamo subendo, è, per motivi non solo qualitativi ma anche quantitativi, pericolosa per la nostra società, è destabilizzante.Non datemi del razzista, non è neanche una questione di simpatia od antipatia per uno straniero piuttosto che per un altro. Ho la sensazione che ci sia qualcuno che sta giocando al piccolo chimico senza avere, di chimica, la ben minima nozione. Attenzione a non far scoppiare un bel botto.
Claudio Pretari