domenica 17 febbraio 2019
Storia
Quella bandiera non si tocca!
Voglio ricordare il centenario della fondazione dell’Associazione Nazionale Alpini raccontando un piccolo episodio avvenuto il 4 novembre 1919

In quel film capolavoro che è “la Grande Guerra” di Monicelli (protagonisti Sordi e Gassman) vi è un episodio indimenticabile. In un paese del Veneto sta per arrivare un reparto militare che ha lasciato la prima linea per un periodo di riposo. Le autorità locali hanno organizzato i festeggiamenti con la banda che suona allegre marcette, le bandiere, la gente allegramente in attesa. Il sindaco pronuncia un discorso grondante la più scontata retorica patriottica e finalmente la colonna di militari entra nella via principale della cittadina. Mano a mano che i soldati sfilano, sporchi, feriti, con lo sguardo allucinato la banda smette di suonare, la gente si impietrisce, le Autorità tacciono e tutta la retorica profusa senza ritegno pochi minuti prima appare addirittura offensiva verso quei ragazzi che arrivano dalla prima linea.



Nell’Italia del 1919 si era verificato qualcosa di simile. Dopo l’entusiasmo per la fine della guerra ed il diluvio di retorica a base di “Vittorie che dispiegano le ali al vento”, “Stelle che additano il cammino” e “sacri destini della Patria”, la gente cominciava a fare i conti con le pesantissime conseguenze del conflitto. Oltre settecentomila morti, un numero impressionante di mutilati e di reduci affetti da gravi disturbi psichiatrici, intere famiglie sprofondate nella povertà per la perdita delle persone che ne garantivano il sostegno economico. Finiva così per trovare un certo ascolto la propaganda anti-nazionale di anarchici e partiti di estrema sinistra. Ed alle parole presto seguirono anche i fatti con manifestazioni violente, monumenti ai Caduti oltraggiati, reduci che esibivano decorazioni al valore insultati e aggrediti, bandiere tricolori bruciate in pubblico. Un clima pesante che rischiava di far scivolare l’Italia verso la guerra civile.



In queste condizioni il primo anniversario della Vittoria si presentava ad alto rischio, in particolare a Milano, dove anarchici e movimenti di sinistra avevano già preannunciato una serie di manifestazioni che avrebbero potuto degenerare in scontri con le Forze dell’Ordine o i militanti nazionalisti. Le Autorità decisero di fare il possibile per evitare che la situazione degenerasse e tra le misure prese vi fu quella di rimuove tutti i Tricolori esposti negli edifici pubblici come segno di buona volontà nei confronti delle forze sovversive.



Allora la neonata Associazione Nazionale Alpini aveva sede in un piccolo ufficio in Galleria Vittorio Emanuele a Milano ed alla finestra era esposta un grande bandiera tricolore. Su incarico del Prefetto alcuni questurini si recarono nella sede dell’ANA “consigliando” di rimuovere la bandiera perché proprio da Galleria Vittorio Emanuele era previsto il passaggio dei cortei anarchici. La risposta del Presidente Daniele Crespi fu netta: “la bandiera resta dov’è”. Fu così che, in occasione del primo anniversario della Vittoria l’unica bandiera tricolore esposta in tutta Milano fu quella dell’Associazione Alpini. Inutile dire che quando gli anarchici raggiunsero Galleria Vittorio Emanuele, vedendo il compatto schieramento di Alpini davanti alla sede, malgrado la superiorità numerica, si guardarono bene dal compiere un qualsiasi atto ostile verso la bandiera o verso le Penne Nere. Erano tempi in cui il coraggio e la determinazione ancora pagavano…



Mario Villani




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